“Nostra patria è il mondo intero”. Nella galassia accanto

Abbiamo letto tutti del robusto stop alle attività non essenziali, e andando immediatamente dopo a guardare nelle carte ufficiali abbiamo capito tutti immediatamente che di robusto aveva solo la presa in giro. Al terzo e quarto posto della lista per esempio c’erano e ci sono ancora le attività estrattive, carbone e idrocarburi (e servizi connessi). Poi c’è la metallurgia, roba che risale a prima dell’età del ferro e che potremmo serenamente fermare per un bel po’ solo limitandoci a non costruire niente, non dico per sempre ma per pochi anni, e semmai recuperare le varie scorie della nostra bulimia. Poi già abbiamo capito che era uno scherzo.

Che novità, con la schiscetta all’alba ci viaggiano da che fumo di Londra fu. Tradizione.

In quell’epoca nacque l’anarchia, come ribellione al sistema del sopra e del sotto. Si nutriva di fogli di carta con scritti e di musica, tra cui un po’ di canzoni scritte da Pietro Gori, nato a su un’isola, a Messina, e morto su un’isola, a Portoferraio. Noi oggi ricordiamo soprattutto Addio Lugano, però c’era anche Stornelli d’esilio, o Nostra patria è il mondo intero, dal ritornello. Ve la cercate da soli in rete.

E veniamo ai nostri giorni. Epoca di dilatazione, contrazione, ancora dilatazione e tutto in tempi rapidi. Fino agli ultimi anni del ‘900 il mondo era grande, poi improvvisamente piccolo per una quarantina d’anni tra ’80 e 2020, ora con il Covid19 nuovamente separato.
Che c’entra con la bici? Ora provo a spiegare.
La bicicletta è la barca di terra, connette ogni luogo come se si fosse a mare. Ci vai ovunque. Rende davvero nostra patria il mondo intero, e senza neanche andare in quell’enormità anarchica che sono gli oceani e i mari e gli immensi spazi acquei che fanno la massima parte di questa piccola palla che gira nel buio. Libertà, uguaglianza, magari niente fratellanza ma anche chi se ne frega.

E poi invece torniamo con gli iloti che pensano alle piccole patrie, noi viaggiatori dell’adesso e dello spazio frequentato, che sappiamo dilatarsi e contrarsi a piacimento, seguendo la nostra fantasia, scansando il toro infuriato (traffico) come esperti toreri che mai materanno anzi verrebbero volentieri matati dai tori infuriati, ma noi leggeri come colibrì e via dicendo.

Poi a un certo punto buchi. Non sai riparare la foratura. Oppure ti si rompe il cavetto del freno o del cambio (nelle bici normali), magari sapresti pure come fare ma ahimé Non. Hai. Il. Cavetto. Come Icaro precipiti nella tua condizione reale, non sei più Tusitala, non sei Suole di Vento, sei solo un povero stronzo che ha un’avaria.
E qui arriva Er Corona. Siccome oggi impera lui, come citavo sopra tutto è chiuso tranne le attività essenziali: estrazione, metallurgia. Pensa: aperti anche i meccanici. So quindi che me la cavo col cavetto, vado dal meccanico.
Troppo facile, amico mio fragile. Cos’è il meccanico? Ti risponde freddamente l’Istat: “è il punto 45.20 del codice Ateco se autovetture, o il 45.40 dello stesso codice se motociclo”. Icaro precipita strillando ma ha ancora la forza di dire, vorticando tra le piume scollate dalla cera cretese: “e quello per le bici?”.
Il vento fischia nelle orecchie ma Ermes, perfido, sussurra: “è il codice Ateco 95.29.02. Riparazione di attrezzature da campeggio o sportive”. Icaro muore bestemmiando il nome di Gori, quel cretino che non aveva aggiunto a “mondo intero” la postilla “di una galassia limitrofa”.

Bici come racchette da tennis o sci. Ancora qui siamo. E i nostri meccanici sono chiusi. Nostra patria è il mondo nero.

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