E ora passiamo ai disincentivi auto

E’ uno strano sogno, quello che abbiamo vissuto in questi mesi e che probabilmente stiamo continuando a vivere. Le nostre abitudini stravolte in profondità, ognuno ha scavato nel suo immaginario le risorse per adattarsi all’imprevedibile, e fortunato chi un immaginario funzionante ce l’ha. Tra questi la sempre meno rara specie dell’homo cyclens, essere ben definito da Didier Tonchet come un “inventore urbano”.

Chi avrebbe mai immaginato le lunghe file per entrare nei negozi di bici? E non solo per il distanziamento fisico, l’ho testato personalmente. Nei negozi, e lo testimonia anche il ramo di Confindustria che si occupa delle due ruote, l’Ancma, non ci sono quasi più biciclette, e questo da prima della decisione finale sul bonus. Continue reading

La riattivazione della bici riesumata

Dal 4 maggio ho visto un aumento notevole di mezzi a pedali, molti cigolanti. Un rapido giro dai miei negozi di fiducia mi ha confermato l’impressione: dalla riapertura sono stati sommersi di bici da rimettere in funzione. Le ho osservate: sono di sicuro mezzi riesumati da cantine, balconi, cortili, rimaste all’aperto, quasi tutte con catene arrugginite, lubrificazione disseccata, consistenti strati di sporcizia accumulata per semplice abbandono. Vorrei fornire qualche suggerimento per rimetterle in funzione, togliendo gran parte della fatica inutile ai professionisti della meccanica. Continue reading

Il ruggito del leone, il latrato della iena

Prima di iniziare a leggere vorrei che faceste caso all’aria che respirate. Pulita, vero?

Dal momento della glaciazione che ha colpito l’antropocene abbiamo assistito a dei fenomeni che non avremmo mai creduto possibili nella nostra esperienza della realtà. Abbiamo visto chiaramente il fondo dei canali di Venezia e abbiamo scoperto con meraviglia che ci sono i pesci. Venezia è nota in tutto il pianeta, e tutto il mondo ha visto quelle immagini. A Roma si è vista l’erba crescere tra i sanpietrini di piazza Navona; avete fatto caso al ponte crollato sul fiume Magra: l’acqua, sotto quella grossa fettuccina scotta, era cristallina come il Magra solitamente non è. Continue reading

“Nostra patria è il mondo intero”. Nella galassia accanto

Abbiamo letto tutti del robusto stop alle attività non essenziali, e andando immediatamente dopo a guardare nelle carte ufficiali abbiamo capito tutti immediatamente che di robusto aveva solo la presa in giro. Al terzo e quarto posto della lista per esempio c’erano e ci sono ancora le attività estrattive, carbone e idrocarburi (e servizi connessi). Poi c’è la metallurgia, roba che risale a prima dell’età del ferro e che potremmo serenamente fermare per un bel po’ solo limitandoci a non costruire niente, non dico per sempre ma per pochi anni, e semmai recuperare le varie scorie della nostra bulimia. Poi già abbiamo capito che era uno scherzo. Continue reading

Sicurezza in bici, se entra in campo Susanna Tamaro siamo a posto

A un certo punto di questo mio intervento citerò una data: 2 febbraio 1927. Ma parto da tempi più recenti, cioé dal 3 marzo di quest’anno: sul Corriere della Sera appare un intervento di Susanna Tamaro che parla di sicurezza in bici prendendo spunto dalla tragica fine del giovanissimo Matteo Prodi, ucciso in bicicletta a Bologna da un automobilista che poi si scoprì essere uno storico collaboratore del suo prozio Romano e di suo nonno Vittorio. Quest’ultimo è un dato inessenziale ma serve a far capire l’interconnessione di noi tutti in strada. Continue reading

Quanto misura un chilometro?

La percezione delle distanze è influenzata da due fattori principali e qualcun altro accessorio. I due fattori sono essenzialmente il tempo e l’urbanistica. Se per fare, poniamo, 5 km ci metto un’ora, quei 5.000 metri mi sembreranno molti di più. La lunghezza resta identica ma il tempo che scorre interviene a confonderne la misura. L’urbanistica ci mette il suo carico ulteriore: se in quei 5 km attraverso zone disomogenee di città, avrò l’impressione di aver viaggiato molto più dell’effettiva distanza. Esempio romano: se parto dal Colosseo e voglio raggiungere piazza San Giovanni, quella del concertone del primo maggio, avrò attraversato due tipologie di città, 3 se oltrepasso gli archi da cui inizia via Appia nuova: la zona monumentale, quella piemontese delle pendici dell’Esquilino, oltrepassando gli archi mi troverò nella città moderna con i suoi anonimi palazzoni. E avrò percorso 2 km. Continue reading

Le morti in strada e le responsabilità dell’informazione

Ormai vi sarete accorti tutti, dimenticandolo l’istante dopo (per rimozione, troppa paura per i vostri figli, perché anche voi guidate ecc.) che in strada la strage è quotidiana. Nel caso in Alto Adige -che strazio, che orrore, ma vabbe’ andiamo avanti, domani è un altro giorno- addirittura 7 ventenni hanno finito la loro vita maciullati da un inscusabile imbecille, e di quelli feriti non sapremo mai il destino, che magari sarà su sedie a rotelle.

I fatti di cronaca li conoscete, ora è il momento di fare mente locale e avere la consapevolezza di dirsi: succederà ancora perché succede ogni giorno.

La colpa è collettiva: abbiamo scelto un sistema di mobilità squilibrato -anche psicologicamente-, negativo sotto ogni aspetto e negli ultimi anni attivamente assassino, inquinamento a parte. Qui però voglio lanciare un appello a chi fa informazione, a partire dai direttori di ogni testata fino all’ultimo disgraziato collaboratore che guadagna 3 euro a pezzo: la colpa è anche dell’informazione, che narra malissimo i casi di violenza e morte in strada, a partire dalla definizione di “incidente”. Carissimi contemporanei e colleghi, se una cosa si ripete 170.000 volte all’anno (è il numero dei casi di scontri stradali in Italia) non è un incidente, è la conseguenza diretta del sistema che produce l’evento.

Qualche giorno fa noi attivisti abbiamo fatto circolare una lettera aperta alle direzioni giornalistiche, chiaramente caduta nel vuoto, chiedendo di riflettere sui termini che vengono utilizzati per le cronache di omicidi in strada. La voglio riassumere qui, e poi sia quel che sia.

“Cara direttrice, caro direttore: voi usate le parole sbagliate per descrivere le tragedie che si verificano in strada. Partiamo dal principe degli equivoci: “strada killer”. La strada è inerte e non ha coscienza. Definirla “killer”, luogo comune nelle cronache, è un ribaltamento logico che aiuta a rimuovere l’elemento umano, ad allontanare da sé la responsabilità dell’accaduto, che è sempre -almeno nella sfera antropica- una derivata delle nostre azioni. Né è l’unico luogo comune: le presentiamo alcune espressioni su cui riflettere, contrarie alla realtà dei fatti. “Auto impazzita”: come può un oggetto inanimato perdere la ragione? Vale quanto detto per la strada killer, e va esteso a guardrail, pino/platano/altro albero, dosso, curva: tutti parimenti “assassini”, come se chi guida sia un passeggero impotente, prigioniero delle circostanze. “Cause in corso di accertamento”: direttore, quando un’auto decolla e si ribalta la causa è solo una: la velocità eccessiva.

“Rocambolesco/spettacolare”: così viene spesso definita una collisione in cui però non c’è nulla di divertente né una prova di abilità. “Pirata della strada”: il pirata è un personaggio ormai romantico, mitizzato, un simpatico e coraggioso furfante; chi ammazza per strada e scappa è invece un vigliacco criminale. Nel giornalismo anglosassone è definito “hit-and-run driver”, in quello francofono “chauffard”, traducibile in “automobilastro”.

“E’ stato sottoposto ad alcol/droga test”: spesso negli occhielli, alla ricerca di cause eccezionali per farsi una ragione dello scontro. Anche in questo caso si crea la sensazione che l’accaduto sia imputabile a una tipologia umana marginale o disagiata (leggasi “ubriacone/drogato”), mentre le brave persone sarebbero implicitamente immuni dal commettere episodi del genere.

Dalla stampa italiana traspare il tentativo, forse istintivo e non cercato, di “perdonare” il comportamento umano trasferendo la responsabilità altrove”.

Dovremmo essere terrorizzati tutti dalla disumanità di quanto stiamo lasciando correre: per aiutare a rendere tangibile questo orrore vi consiglio di installare sul vostro computer il contamorti che io e un altro abbiamo ideato. Lo trovate su http://ciclostile.space/.

“Le parole sono importanti”: lettera aperta ai direttori di giornale

Il testo che segue è stato scritto da due giornalisti professionisti che vogliono rimanere anonimi, ed è diretto a tutti i direttori delle testate italiane per farli riflettere sulle parole e sui termini usati quando i media parlano di morti in strada. “Le parole sono importanti”, diceva quello; ma sono fondamentali per cambiare la percezione di ciò che realmente avviene quando qualcuno perde la vita o la salute per strada, che è il luogo pubblico per eccellenza. Perché il lessico finora utilizzato tende a rimuovere sempre la responsabilità umana, o a sminuirla. Di seguito la lettera, che è stata adottata da 10 sigle di associazioni e realtà che si battono per sanificare uno stato di fatto mortale e sottovalutato.  Continue reading

L’anarcomonsignore

Matteo Zuppi, 64 anni, come molti bolognesi si sposta in bicicletta, e di mestiere fa l’arcivescovo di Bologna, lavoro a cui ne ha recentemente aggiunto un secondo, quello di cardinale di S.Egidio in Trastevere, a Roma, comunemente definita come “la diplomazia parallela del Vaticano”. In sostanza, la Comunità di S.Egidio risolve -o perlomeno ci prova, spesso con successo- lontano da riflettori le diverse crisi che noi umani apparecchiamo qui e lì nel mondo. Continue reading