Le morti in strada e le responsabilità dell’informazione

Ormai vi sarete accorti tutti, dimenticandolo l’istante dopo (per rimozione, troppa paura per i vostri figli, perché anche voi guidate ecc.) che in strada la strage è quotidiana. Nel caso in Alto Adige -che strazio, che orrore, ma vabbe’ andiamo avanti, domani è un altro giorno- addirittura 7 ventenni hanno finito la loro vita maciullati da un inscusabile imbecille, e di quelli feriti non sapremo mai il destino, che magari sarà su sedie a rotelle.

I fatti di cronaca li conoscete, ora è il momento di fare mente locale e avere la consapevolezza di dirsi: succederà ancora perché succede ogni giorno.

La colpa è collettiva: abbiamo scelto un sistema di mobilità squilibrato -anche psicologicamente-, negativo sotto ogni aspetto e negli ultimi anni attivamente assassino, inquinamento a parte. Qui però voglio lanciare un appello a chi fa informazione, a partire dai direttori di ogni testata fino all’ultimo disgraziato collaboratore che guadagna 3 euro a pezzo: la colpa è anche dell’informazione, che narra malissimo i casi di violenza e morte in strada, a partire dalla definizione di “incidente”. Carissimi contemporanei e colleghi, se una cosa si ripete 170.000 volte all’anno (è il numero dei casi di scontri stradali in Italia) non è un incidente, è la conseguenza diretta del sistema che produce l’evento.

Qualche giorno fa noi attivisti abbiamo fatto circolare una lettera aperta alle direzioni giornalistiche, chiaramente caduta nel vuoto, chiedendo di riflettere sui termini che vengono utilizzati per le cronache di omicidi in strada. La voglio riassumere qui, e poi sia quel che sia.

“Cara direttrice, caro direttore: voi usate le parole sbagliate per descrivere le tragedie che si verificano in strada. Partiamo dal principe degli equivoci: “strada killer”. La strada è inerte e non ha coscienza. Definirla “killer”, luogo comune nelle cronache, è un ribaltamento logico che aiuta a rimuovere l’elemento umano, ad allontanare da sé la responsabilità dell’accaduto, che è sempre -almeno nella sfera antropica- una derivata delle nostre azioni. Né è l’unico luogo comune: le presentiamo alcune espressioni su cui riflettere, contrarie alla realtà dei fatti. “Auto impazzita”: come può un oggetto inanimato perdere la ragione? Vale quanto detto per la strada killer, e va esteso a guardrail, pino/platano/altro albero, dosso, curva: tutti parimenti “assassini”, come se chi guida sia un passeggero impotente, prigioniero delle circostanze. “Cause in corso di accertamento”: direttore, quando un’auto decolla e si ribalta la causa è solo una: la velocità eccessiva.

“Rocambolesco/spettacolare”: così viene spesso definita una collisione in cui però non c’è nulla di divertente né una prova di abilità. “Pirata della strada”: il pirata è un personaggio ormai romantico, mitizzato, un simpatico e coraggioso furfante; chi ammazza per strada e scappa è invece un vigliacco criminale. Nel giornalismo anglosassone è definito “hit-and-run driver”, in quello francofono “chauffard”, traducibile in “automobilastro”.

“E’ stato sottoposto ad alcol/droga test”: spesso negli occhielli, alla ricerca di cause eccezionali per farsi una ragione dello scontro. Anche in questo caso si crea la sensazione che l’accaduto sia imputabile a una tipologia umana marginale o disagiata (leggasi “ubriacone/drogato”), mentre le brave persone sarebbero implicitamente immuni dal commettere episodi del genere.

Dalla stampa italiana traspare il tentativo, forse istintivo e non cercato, di “perdonare” il comportamento umano trasferendo la responsabilità altrove”.

Dovremmo essere terrorizzati tutti dalla disumanità di quanto stiamo lasciando correre: per aiutare a rendere tangibile questo orrore vi consiglio di installare sul vostro computer il contamorti che io e un altro abbiamo ideato. Lo trovate su http://ciclostile.space/.

“Le parole sono importanti”: lettera aperta ai direttori di giornale

Il testo che segue è stato scritto da due giornalisti professionisti che vogliono rimanere anonimi, ed è diretto a tutti i direttori delle testate italiane per farli riflettere sulle parole e sui termini usati quando i media parlano di morti in strada. “Le parole sono importanti”, diceva quello; ma sono fondamentali per cambiare la percezione di ciò che realmente avviene quando qualcuno perde la vita o la salute per strada, che è il luogo pubblico per eccellenza. Perché il lessico finora utilizzato tende a rimuovere sempre la responsabilità umana, o a sminuirla. Di seguito la lettera, che è stata adottata da 10 sigle di associazioni e realtà che si battono per sanificare uno stato di fatto mortale e sottovalutato.  Continue reading

L’anarcomonsignore

Matteo Zuppi, 64 anni, come molti bolognesi si sposta in bicicletta, e di mestiere fa l’arcivescovo di Bologna, lavoro a cui ne ha recentemente aggiunto un secondo, quello di cardinale di S.Egidio in Trastevere, a Roma, comunemente definita come “la diplomazia parallela del Vaticano”. In sostanza, la Comunità di S.Egidio risolve -o perlomeno ci prova, spesso con successo- lontano da riflettori le diverse crisi che noi umani apparecchiamo qui e lì nel mondo. Continue reading

I mostri tra noi

Questo è uno spazio di commento, sociologia, a volte narrazione. Stavolta voglio mettere in fila un po’ di fatti recenti.

La settimana scorsa Alessandro De Marchi, detto il Rosso di Buja, ha pubblicato un lungo e infuriato sfogo sui suoi social per dirsi stufo di rischiare la vita in bicicletta per la strafottente noncuranza degli automobilisti, raccontando di un episodio che poteva costargli la vita per un cretino che stava correndo su una grossa berlina a prendere il giornale 200 metri dopo. De Marchi è un ciclista professionista, corre le maggiori gare (Giro, Tour) con il team CCC, quindi il suo sfogo ha avuto eco sui media.

Qualche giorno dopo una ventenne, Letizia Paternoster, è stata scaraventata a terra da una vettura ad una rotonda, rompendosi una mano e altri danni minori. Paternoster, a dispetto dell’età, è una fortissima pistarde con un palmarès lungo un metro e attualmente è vicecampionessa del mondo di inseguimento a squadre. Corre anche in strada, con il team Trek-Segafredo.

Il giorno dopo una ragazza un po’ più grande, Vittoria Bussi, è stata parimenti scaraventata a terra eccetera ma non si è rotta niente. Bussi è l’attuale detentrice del record dell’ora su pista. Ha scritto a Letizia un post pubblico: Continue reading

Mostrare il futuro a un paese in decadenza

Grazie a Mauro Biani, a cui ho rubato l’immagine.

Da qualche mese rimugino su una mia nuova tendenza, inaspettata, nel divulgare la necessità di abbandonare l’automobile agli archivi della storia e ricominciare a scegliere come muoversi davvero. La tendenza è: non tento più di convincere nessuno, anzi a richiesta di spiegare il mio stile di vita mi rifiuto di farlo. Continue reading

Cinque proposte e un suggerimento al governo

Testardi e disperati come solo gli ottimisti in pericolo di vita sanno essere, gli attivisti che animano la “ciclolobby” hanno messo a punto un documento di proposte per il nuovo governo, con idee piuttosto innovative per il nostro arretrato paese. L’occasione è stata data grazie a un contatto diretto con il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che incautamente aveva invitato alcuni di noi a un convegno. Qui di seguito faccio una sintesi spiegata del documento, che contiene cinque proposte e un suggerimento che sembra banale ma tocca un punto dolente della classica inconsistenza italiana: non esiste, ufficialmente, alcuna definizione di cosa sia “mobilità sostenibile”, con il rischio di infilarci dentro quindi qualsiasi schifezza, per esempio i Suv a idrogeno o elettrici. Si chiede al ministro di dare una definizione, cosa fattibile con semplice e rapido decreto ministeriale che recepisca semplicemente quanto già scritto in tomi di letteratura scientifica, naturalmente rimasti inascoltati. Continue reading

Quei giorni perduti a rincorrere il vento

Abbiamo assistitito, sbalorditi come chiunque, alle varie acrobazie politiche di quest’estate che ci hanno consegnato come un regalo del supercitato cuore immacolato l’assenza dai ruoli di governo del fascioleghismo: l’assenza più bella del mondo, a mio modo di vedere.

Molti hanno sentito l’improvvisa leggerezza dovuta a quell’assenza. Quasi immediatamente dopo quel momento di grande sollievo, la “ciclolobby” di cui spesso parlo ha preso la palla al balzo e deciso di scrivere all’allora presidente del consiglio appena incaricato cercando di mostrare, come già fatto abbastanza inutilmente al precedente governo, quali potrebbero essere secondo chi si batte per una mobilità moderna le azioni da intraprendere. Ci è sembrato insomma che con l’entusiasmo per lo scampato pericolo di una parte di maggioranza, accoppiato alla scomparsa dalla stessa maggioranza della sua componente medievale, le nostre proposte, che sono lì su piazza ormai da anni, potessero avere un viatico migliore di un anno e mezzo fa. Continue reading

Rolling shit

Sto seguendo, un po’ da lontano ma con sentimenti che spaziano dal disgusto alla rabbia, la stupidissima polemica sollevata da un recente post del sito di Rolling Stone. Il magazine online, nella scia della moda del basso web di di oggi (spargere veleno) si è lanciato in una paternale rivolta, ma pensa un po’, alla gente che circola in bicicletta, inserendola come ogni beato incosciente sotto il generico nome di “ciclisti”, intendendo evidentemente non solo i gruppi sportivi ma praticamente tutti coloro che pedalano a vario titolo. Continue reading

Bevande di cola, preservativi e lacci emostatici applicati in meccanica

In rete si trovano decine di tutorial sugli usi alternativi della (omissis) Cola, la bevanda più sopravvalutata della storia umana ma non del tutto inutile purché non la si compri per berla. Sono stranote le sue capacità come sgrassante, antiruggine, smacchiatore, addirittura insetticida, tutto grazie alle sostanze acide contenute in quel bollicinoso liquido marrone. Qui invece vorrei parlare dell’uso, molto meno conosciuto, dell’alluminio utilizzato per confezionare le lattine, in special modo dell’alluminio di colore rosso. Mi perdonerete i giri di parole, ma di solito con gli staff legali delle multinazionali si finisce male.

Dunque la lattina rossa: si parla di quella “tradizionale” e non di quelle nuove dalla forma allungata che sono in acciaio, le cui caratteristiche devo ancora scoprire. Quelle in alluminio hanno il materiale più sottile in circolazione, eccezionale anche per duttilità. Il suo utilizzo principale in meccanica è quello di creare spessore laddove le tolleranze siano un po’ incerte, ovvero i due pezzi da accoppiare “ballino” un po’ o comunque siano instabili.
Per esempio negli accoppiamenti tra i vari componenti dell’anteriore della bicicletta: la forcella si inserisce nel tubo sterzo del telaio e ha diversi aggeggi che ne consentono la rotazione, chiamati collettivamente “serie sterzo”: anello, cuscinetti, piste di scorrimento calettate per i cuscinetti, anelli di ritenuta nelle serie sterzo tradizionali filettate. Tutta questa chincaglieria si deve accoppiare perfettamente, e può capitare che l’anello inferiore che si innesta nel corpo della forcella balli un po’ (la meccanica è la più inesatta delle tecnologie esatte); di solito pochi decimi di millimetro, sufficienti tuttavia per far ballare la forcella con conseguente fastidio nella guida. Bastano una o due striscioline di alluminio dalla lattina tra anello e forcella per far finire questa fonte di notevole irritazione. La duttilità di quel tipo di alluminio è tale che il materiale tende a seguire ogni microasperità dei pezzi da accoppiare, diventando di fatto solidale con questi. Lo spessore esiguo, che altre lattine non hanno, consente la correzione di fino dei difetti sopra ricordati. Per ottenere questo prezioso materiale non serve acquistarlo ma basta dare un’occhiata nei cestini dei bar o simili.

Un altro materiale eccezionale per la correzione dei difetti meccanici è il lattice, anche questo di facilissima reperibilità. Per esempio i preservativi, che in massima parte sono fatti in questo materiale naturale. Il lattice è un fantastico frenafiletti, cioè impedisce l’allentamento della minuteria filettata presente nella bicicletta; i meccanici professionisti usano sostanze di sintesi sicuramente efficaci ma inutilmente costose, mentre l’uso abbastanza generalizzato del profilattico ne rende disponibile il riutilizzo a fine carriera; o, per chi non ritiene accettabile il riuso, è comunque poco dispendioso usarne uno nuovo per l’uso applicato alla bici. Naturalmente non suggerirò di rovistare nei cestini.

In alternativa al profilattico si possono utilizzare, nei casi in cui serva uno spessore più consistente, delle piccole rondelle ricavate dal laccio emostatico, anche questo in lattice: generalmente è la scelta migliore per annullare l’allentamento delle boccole che uniscono la corona anteriore alle pedivelle. Si usa il lattice perché è un materiale che tende a impastarsi all’interno delle filettature, determinante per la tenuta dell’accoppiamento. Si trova in farmacia e costa pochissimo.