Sostantivo rafforzativo

lovebibiana

Tanto per ricordare cosa intendiamo per condivisione dello spazio, è stato aggiunto al pittogramma della bicicletta il sostantivo love (in inglese magari lo capiscono pure i visitatori occasionali di Roma). Qui un recente intervento spontaneo nel tunnel di Santa Bibiana, la cui prima apparizione risale al 30 novembre 2014 e la cui sistemazione ufficiale, decisa dopo mesi di inutili minuetti, stop and go, ribaltamenti vari ancora non è iniziata anche se sappiamo che l’appalto è stato assegnato.  Continue reading

Evoluzione umana urbana

scimmia-su-cabrio

E’ fatto noto in antropologia che le condizioni ostili stimolino -soprattutto nella specie umana- una reazione: “come posso evitare/superare/sconfiggere questo guaio che ho di fronte?”. Il nostro modo forte ed estremamente flessibile di reagire all’ambiente ostile ci ha fatto diventare il vertice assoluto delle specie animali su questo pianeta, per il momento. Ciò non è dibattibile: è assodato.

Trasportato nell’istante, trovo che chi si muova in bicicletta oggi in ambiente urbano sia nella migliore posizione per rivendicare il primato della specie -urbana- sottoposta alle massime pressioni dall’ambiente circostante e che stia dunque sviluppando, al netto delle perdite, una incredibile resistenza/resilienza/reazione a un ambiente profondamente ostile, praticando nuove tecniche di sopravvivenza che riesce a trasmettere al resto della tribù con una notevole efficienza: cosa che lo sta portando al vertice dei Primati urbani contemporanei. Continue reading

Pausa di riflessione

sensata

Con enorme sollievo non sono più un dipendente dell’amministrazione capitolina, e questo dal 4 maggio scorso. I motivi sono in larghissima parte personali e non coinvolgono in alcun modo l’amministrazione politica attuale. Per quello che può interessare il pubblico dico che mi era ormai impossibile avere un rapporto così stretto con i dipartimenti, con cui lo scontro era (ed è ancora) pressoché totale.

Continuo a collaborare sui temi della ciclabilità, ma in forma per ora privata e volontaria, con chi ha la responsabilità politica di Roma. Con una formulazione differente tra qualche mese. Fino ad allora seguo vicende mie -accantonate da tempo anche per il mio servizio civile– che non riguardano nessuno, in massima parte fuori Italia e fuori Roma.

In questa esperienza semestrale, terribile dal punto di vista sociologico, antropologico e logico ma estremamente interessante dal punto di vista del viaggiatore (mai stato così lontano dal mio paese come in questo caso) ho conosciuto anche persone molto interessanti e innamorate del servizio pubblico: è stato un privilegio aver fatto un pezzo di strada insieme, e stimo che continuerà con forme migliori.

Roma deve diventare ciclabile anche a prescindere da chi ha la penna in mano e non firma per la ciclabilità. La penna è in mano alla burocrazia, che non la molla e scrive spesso il contrario di quanto chiesto, o fa in modo che diventi il contrario, o blocca il processo con motivazioni ridicole.

Non ci vuole molto coraggio per mandare a quel paese questa burocrazia. Per ora ho cominciato io.

Ps: la mia soddisfazione principale è stato di riavviare un dialogo interrotto tra amministrazione capitolina e soprintendenze varie, che ha portato allo sblocco della ciclabile Nomentana, dell’acquisto di rastrelliere, della riqualificazione dell’Appia Antica; di aver fatto modificare progetti non in linea con le esigenze del ciclismo urbano moderno come su Prenestina e di aver chiarito a chi progetta quale sia il metodo da seguire; di aver ottenuto dal governo i soldi richiesti per il Grab, la cui stima irrealistica (8 mln) avrebbe portato a poco più di un buon circuito senza servizi, mentre ora può mettere mano alla riqualificazione dell’area del Colosseo, al percorso in sicurezza da Termini per i turisti che arrivano da stazione e aeroporto, alle 4 grandi velostazioni moderne: per un totale di quasi 15 milioni. Più altre sorpresine che arriveranno nel tempo e di cui è prematuro parlare. Per il resto solo amarezze e almeno due scazzi al giorno, in media e week end compresi, con “gli uffici”. Quanto sopra non è un bilancio completo. 

Bacidibici

Io sto con Virginia


Proverò a essere più chiaro del solito per far capire che mi metto fino in fondo dal lato della sindaca di Roma.

Mi fanno schifo le grandinate di attacchi di qualsiasi caratura a Virginia Raggi e al suo (suo come capofila di una idea di amministrazione) tentativo di condurre Roma. E mi intristiscono le persone che accettano acriticamente ogni narrazione mediata, solo perché a pelle gli stanno sul cazzo i 5 stelle e vengono confermati nelle loro scelte. Scrivendo poi argute castronerie sui social, credendoci davvero.

Niente complottismo: è del tutto palese il tentativo di disarcionare questo gruppo di estranei al consueto trantran romano. Magari un giorno magneranno pure loro, ma adesso non possono, anche per la famosa inesperienza. Tant’è.

È in atto a Roma -e lo vedo ogni giorno- un continuo perseguire la narrazione di un disastro che non c’è. Semmai c’è timidezza e lentezza nel realizzare gli obiettivi, e non credo che mettere prima in ordine i conti sia come mettere in ordine il laboratorio prima di iniziare un lavoro importante. Ma io non ho vinto le elezioni e forse sbaglio.

Ad agire sono due forze, che in realtà sono due artigli della stessa zampa: l’élite economico-politica e il bassofondo amministrativo. Il primo artiglio attacca e il secondo usa il peso come arma. Il peso dell’inerzia creativa.

Cerco di spiegate il secondo aspetto della guerra a Raggi, il primo si autoesplica senza vergogna come ai tempi di Marino. Esiste un vasto mondo che agisce sotto lo scudo dell’anonimato, quello dei dipartimenti e del personale dirigenziale sui vari livelli. Qui si usa ciò che definisco inerzia creativa: l’ostacolare (badate bene: con molto lavoro) ogni decisione politica con fiumi di carta e inchiostro che rendono innocua o zoppa l’indicazione; o la bloccano utilizzando la normativa, nel cui enorme utero trovi tutto e il suo contrario; l’interpretazione; infine, il diniego di firma anche per omissione, poi spiegato con fiumi assertivi di commi e precedenti. In ogni caso di buona fede interviene costante la differenza ontologica, a volte mi viene di sentirla antropologica.

[A me sta capitando con: la realizzazione di Santa Bibiana e della ciclabile alla Magliana dove è morto Marco Artiaco; con l’installazione di rastrelliere in luoghi utili; con le bici in tram (questa pare passata ma la inseguivo da un mese abbondante). Ho molti esempi macro e microscopici ma devo tacere per non rovinare gli obiettivi di cui sono portatore].

Il senso di questo comportamento dovrebbe essere -mi ci arrovello da due mesi e posso abbozzare un’idea- il seguente: i grillini sono un corpo estraneo all’amministrazione capitolina e 1) non amano lavare l’altra mano 2) non assicurano un futuro lavorativo senza impegno e senza lode 3) non contano un cazzo anche se hanno preso il 70%, quindi non ci si compromette con loro perché, sai, un domani ci chiedono conto quelli grossi.

Potete anche non credermi ma sta andando davvero così: è veramente semplice usare la tendenza al complottismo mostrata per anni dal 5S per irriderli ora che hanno davvero dei nemici. Come la storia di Pierino che gridava al lupo. In questo sono stati cretini, davvero. 

Ps

Molti compagni mi biasimeranno nel sostegno ma sbagliano: a sinistra non c’è proposta e si resta nel pantano del so’ mejo io ma nun te lo posso dimostra’. Per il momento taccia e cerchi di ascoltare (il che significa ascoltare).

Scusate il ritardo (bikeman)

evoluzione_balorda

Ci ho messo un po’ ma finalmente riesco a scrivere questo post: dal 19 ottobre 2016 sono il responsabile dello sviluppo della ciclabilità di Roma. Nella delibera di nomina si parla esplicitamente di bike manager (che io tenderò ad abbreviare in bikeman, mi sembra più adeguato e irrispettoso il giusto). Un ruolo che questa città non aveva mai avuto e di cui si dota per la prima e spero non ultima volta.
La scelta è stata della sindaca, Virginia Raggi, e dello staff che la circonda, a fine giugno scorso. Un nuovo pezzo della lunga storia d’amore e viaggio tra me e la bicicletta che arriva a poco meno di 15 anni dallo stordimento dovuto al fulmine-bici che mi aveva fatto cadere dal cavallo-moto, uno stato estatico che mi ha accompagnato per quasi due anni , forse più; un periodo in cui mi ero messo in testa di far capire a chiunque fossi stato capace di raggiungere quanto sia supremo, regale, divino il mezzo meccanico chiamato bicicletta. Invenzione collettiva, specchio dell’anima, induttore di felicità, estrattore di droghe chimiche endorfiniche, inoculatore di un altro modo di vivere la strada e la città.

Un dipolo, quello tra allora -i tempi fondanti del nuovo cicloattivismo- e oggi, che ha creato un arco voltaico lunghissimo di energie sempre crescenti, e sempre meno personali, nelle persone che già allora erano alla ricerca di quel “qualcosa” indefinito che le facesse stare meglio durante i loro spostamenti. In questo arco di tempo è successo di tutto, e a me è successo di tutto personalmente, compreso il disamore per il vecchio lavoro, il giornalismo, cosa che non mi sarei mai aspettata, e compreso un giro del mondo con bici autocostruita per festeggiare i miei 50 anni.

Vorrei inserire qui una parte della delibera che la giunta del Campidoglio ha votato il 14 ottobre scorso, con motivazioni che spero anche voi apprezzerete per il loro oggettivo valore politico:
“L’Assessore alla Città in movimento, Linda Meleo, ha chiesto […] l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato con il Dott. Bellino Paolo, attesa la necessità di disporre di un qualificato supporto in ordine ai temi legati allo sviluppo della mobilità ciclistica ed alle relative ricadute sull’intero settore dei trasporti, nonché al raccordo istituzionale tra Assessorato, Associazioni e Municipi, in riferimento alle problematiche legate alla mobilità a pedali nella città di Roma. Per l’assolvimento di tali funzioni, l’Assessore Meleo specifica la necessità di avvalersi di un bike manager capace di: interpretare le reali esigenze di chi si sposta in bicicletta; intraprendere un’azione mirata e sinergica per mettere in rete i vari quadranti della città attraverso la realizzazione di una struttura snella e a basso costo per regolamentare il traffico veicolare e aumentare il livello di sicurezza di chi pedala, favorendo, così, l’uso della bici in città; costituire un punto di riferimento degli Assessori alla Mobilità dei vari Municipi, al fine di porre in essere una rete tra le diverse esperienze ciclabili, ricreando il tessuto cittadino a partire dalla bicicletta come mezzo di spostamento; L’Assessore Meleo, nelle suddette note, precisa che, essendo la ciclabilità un settore complesso, nel quale operano una pluralità di soggetti che esprimono interessi non sempre convergenti, si rende necessaria l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo  determinato con una figura professionale che, avendo maturato esperienze concrete in riferimento a tali problematiche, conosca il tema e possa contribuire a ridisegnare la viabilità delle strade di Roma”.

Cose che tutti noi attivisti rivendicavamo da anni. 

La bici ha rappresentato sempre, per me, un viaggio. La “deriva psicogeografica” che ipotizzavano Cronoman o Menthos, nei primi tempi della scoperta/invenzione/costruzione del cicloattivismo. Questo viaggio ha avuto diverse tappe, mai simili tra loro ma identiche nel fattore dominante, il ferro su due ruote. Quella di oggi è l’ennesimo episodio del lungo viaggio che sto effettuando incessantemente dall’età di 39 anni. Forse non il più importante, ma di sicuro quello che 1) mi carica di maggiori responsabilità e 2) DEVE avere un esito positivo, per contribuire al miglioramento di quella stanca, vagabonda e bellissima donna in stracci e croste chiamata Roma. Sto evolvendo, naturalmente. Vita migliore non ce n’è.

Da così a così

La mia idea sarebbe questa: dedicare completamente alla ciclabilità la corsia di sinistra di via Labicana, facendola diventare un cicloboulevard. Ci vorrei gli alberi per dare ombra. Una cosa del genere:

VIA LABICANA

Rendering di Ruzbeh Ghofranian, che ringrazio

Partendo dal Colosseo, e idealmente riprendendo il percorso quasi risanato dei Fori Imperiali -al netto del maledetto cantiere Metro C, una specie di angiporto che ci terremo per anni grazie alla rapinosa iniziativa delle disamministrazioni passate-, il cicloboulevard prosegue su viale Manzoni, lato in piano mentre sul lato in salita diventa una bike lane leggera, gira alla fine sia a sinistra per andare verso S.Bibiana e Tiburtina, sia a destra lungo via Giolitti, Porta Maggiore, Prenestina; sempre da Porta Maggiore la bike lane si dirama anche su Casilina e raggiunge via del Mandrione, per riconnettere il Parco degli Acquedotti con il centro di Roma. Lungo il parco si può raggiungere sia via Lucrezia Romana, per poi arrivare a Ciampino attraverso il sottopasso risanato volenterosamente dai 7 Nani, sia l’Appia Antica attraversando quella Nuova.

Tornando al cicloboulevard, ripercorrendolo verso il Colosseo potrebbe continuare fiancheggiando l’anfiteatro Flavio lungo via Celio Vibenna, via di S.Gregorio (e si eliminerebbero i dannati torpedoni in sosta), Passeggiata Archeologica, via di Porta S.Sebastiano, Appia Antica, Caffarella. Questo nuovo tratto ora descritto sarebbe dunque l’inizio del Grab.

La portata simbolica del risanamento stradale della capitale a partire dal Colosseo non dovrebbe sfuggire a nessuno, ma comunque la sottolineo qui ora.

Al momento via Labicana però si presenta così, e potrete dunque apprezzare la portata migliorativa del progetto:
VIA LABICANA OGGI

 

Andrea Colombo, lascia il Pd e vieni a Roma

L’assessore, ormai ex, ai Trasporti di Bologna, Andrea Colombo, non è stato riconfermato. Aveva avuto il record di preferenze. Il sindaco, uno dei pochi miracolati Pd, l’ha definito “divisivo”. Solo perché alcuni bottegai non hanno gradito il tardivo avvicinamento di Bologna alla modernità: la tangenziale per le bici, le pedonalizzazioni, la velostazione Dynamo (in poco tempo diventata uno dei luoghi attrattori della città).

Vorrei che Colombo lasciasse quello schifo di partito, ormai fradicio dentro, e venisse a fare l’assessore a Roma. Ci sarebbe utilissimo.