Sfiducia, baci e sputi

Ho già parlato, tempo fa, del mio personale metodo per catturare l’attenzione dei motorizzati e uscire indenne da incroci e convergenze, “la regola del tre” (alzare le prime tre dita di una mano, cosa che riattiva nel tenutario di volante o manubrio sinapsi sopite). Qui vorrei illustrare altri modi escogitati per avere meno danni possibili circolando in bici in città: e anticipo che non si tratta di sicurezza passiva, cioè affidata a paramenti da indossare o attrezzature da montare sul mezzo. Continue reading

La protervia del cordolo verso la brava gente in auto

Prosegue il mio insano viaggio nel disagio automobilistico romano. Dopo il surreale incontro con i soci dell’associazione Berlinguer, contrari alla ciclabile sulla Tuscolana anche perché aumenterebbe l’inquinamento, questa settimana ho voluto conoscere altra gente che protestava contro un intervento stradale, in questo caso a favore del trasporto pubblico. Continue reading

Idrocarburi no, carboidrati sì

Può sembrare maniacale e forse lo è, ma uno degli effetti collaterali all’aver scelto il movimento muscolare tradotto sulla strada dalla bici è interrogarsi sul proprio carburante, che nel caso dell’energia metabolica è il nutrimento. Interrogarsi sulla qualità del nutrimento è uno dei passi direi obbligati di chi sceglie di muoversi utilizzando il proprio corpo come motore e comincia a ragionarci sopra. Non entro qui nelle scelte radicali di dieta (trovo che i vegani siano molto simili, per intensità di percorso, a chi abbandona totalmente il motore endotermico o elettrico come focus del proprio spostamento) e mi limito a segnalare che il ragionamento sul cibo è uno dei cancelli che chiunque si muova in bici deve attraversare, soprattutto nei casi di impegno prolungato nello sport o in viaggio. Continue reading

“Marca Budavari”, ovvero la Settimana europea della mobilità

La mia prima scuola, oggi. Notare le macchine sul marciapiede.

Sta per iniziare la Settimana europea della mobilità (16-22 settembre), iniziativa che va avanti da 17 anni. Partecipano oltre 2.000 città europee, e lo scopo è sensibilizzare la popolazione sul proprio modo di spostarsi. Da noi la chiamano anche Settimana della mobilità sostenibile. Iniziative culturali, gare non competitive, passeggiate in bici e a piedi, seminari, convegni: c’è un po’ di tutto nei calendari degli eventi. A Milano hanno anche deciso di farne due, di Settimane, e di far leggere – a chi ancora usa la monomodalità chiamata “automobile”- la mobilità “nuova” attraverso la lente della bicicletta. Auguri a tutti e buona Settimana. Continue reading

Ciavete (per Dario)

Nel laboratorio di Caldonazzo. Guido Rubino mi ha dato l’ok, tranquilli.

Vaffanculo Dario, che cazzo hai combinato. Ora mi tocca scrivere che sei morto. Questa me la lego al dito. Il ciavete stavolta è per te, magnifico esemplare umano. Da qui in poi provo a raccontare qualcosa, usando gli strumenti del mestiere mio stavolta. Trovo molto facile dire cosa fosse Dario Pegoretti per me: una guida nell’ultimo strato del viaggio attraverso il mezzo bici che sto vivendo.
Trovo molto difficile spiegare CHI fosse Dario secondo me, e non per me. Stavolta la cosa rischia di essere lunga. Vorrei che fosse più lunga possibile ma la pompa del sangue gli ha fatto cilecca e quindi addio, a prescindere dalle volontà di tutti (per prima la sua, sono certo). Continue reading

I no che aiutano a crescere

Dovrebbe essere evidente ormai a tutti che c’è un prima e un dopo il crollo di Genova. Quella tragedia ha segnato tutti, il suo portato di dolore a cerchi concentrici, partendo dalle vittime e dai loro cari, arriva fino all’ultimo strato della società italiana. Società sbrindellata e intellettivamente deprivata quanto volete, ma sicuramente ancora capace di sentire gli effetti profondi di un crollo così reale e insieme così simbolico. Il ponte riassume gran parte della specie umana, il pontefice è un magistero da ben prima che se ne appropriasse la Chiesa cattolica, il ruolo di unione esprime perfettamente ciò che siamo al nostro meglio. Continue reading

La bici del futuro? E’ tra noi, da sempre

un long john danese, 1923

Biammortizzata pieghevole Bianchi, circa 1939

Ogni tanto mi imbatto in articoli che strombazzano “la bici del futuro”. Ne spuntano periodicamente, e l’espressione viene usata anche fuori contesto tecnico. L’ultima volta che l’ho sentita dire l’aveva pronunciata il sindaco di Milano, Beppe Sala, lanciando “Milano Bike City”, meritoria iniziativa che per due settimane coinvolgerà -ahimé credo blandamente, conoscendo i miei polli italici- la città. Sala si riferiva alle bici cosiddette elettriche, quelle con il motorino che ti aiuta in salita o quando decidi tu, sveltendo la pedalata e alleggerendo l’impegno fisico. Salvo poi, basta informarsi, ricordare che le bici elettriche nascono negli anni ‘30 (Philips Simplex, Gazelle), ma quella volta senza successo. Continue reading

Dieta o recupero dalla tossicodipendenza?

Anche chi non ha vissuto gli anni dell’eroina iniettata in vena, i ‘70-’80, conosce il film di Claudio Caligari “Amore tossico”. Magari non l’ha mai visto ma ha sentito citare alcune frasi ormai entrate nel lessico collettivo. Resiste ancora, imperituro, “frena i freni”, per dire di fermare la macchina. Il film è duro e in qualche modo poetico, ma chi ha vissuto quegli anni, con i tossici che barcollavano in giro e le siringhe ovunque, ricorda bene che la principale preoccupazione dell’eroinomane era farsi, e quindi rimediare i soldi. Da qui, furti a parte, l’eterna ricerca di spicci. Quando ti si presentava il tossico potevi proporgli ragionamenti di ogni tipo, pure a brutto muso, ma quello/a ti guardava con l’occhio acqueo e ripeteva “hai ragione, ma mi dai cento lire?”. La dipendenza non è brutta in sé (chiunque di noi ha dipendenze, per esempio dall’aria), il gorgo nero che assale il dipendente da sostianze alla fine nocive sì che lo è. Trovo molti aspetti di questo tipo di ossessività autodistruttiva nell’automobilista italiano, anche il più pulito ed educato. Per esempio nella sua percezione, vissuta come oggettiva, della sacralità del parcheggio. Continue reading

Una truffa sotto gli occhi di tutti: la metro C a Roma

Non ha senso fare metropolitane interrate a Roma.

L’unico semmai è quello di far guadagnare i costruttori: che sono la vera peste eterna di questo posto, e i grandi sostenitori di ogni tipo di classe amministrativa sia passata da qui. E di certo questo obiettivo non interessa affatto la popolazione della città […]. Questo luogo è ininterrottamente abitato da poco meno di 3.000 anni, ha avuto una storia notevole e lunga, e anche dopo il suo declino come centro del mondo occidentale conosciuto si trovò comunque un modo per darle importanza: centro della cristianità e relative conseguenze, ripopolamento, monumenti, altra grandiosità. […]. A Londra se scavi sottoterra rischi solo di sbucare sul Tamigi e se non sei un completo idiota ti adoperi per non farlo.
Tutti noi romani sappiamo che qui basta dare un colpo di piccone che salta subito fuori una statua di Giulio Cesare o qualche altro ricordino del passato, ville antiche, mosaici, bassorilievi e tutto il  cucuzzaro di tre millenni.
Gli unici a non saperlo sembrano essere quei cialtroni che fanno finta di pensare in grande e si riempiono la bocca di parolone e le tasche di soldoni […]
Grandi bei buchi sottoterra, centinaia di mesi per fare pochi chilometri con le talpe che scavano e scovano la villa di Domizio, Dorizio o Patrizio ad ogni metro, con stalle, steli, archi, cupole statue tombe gioielli. […]
E allora perché continuate a scavare per mettere i trenini sottoterra invece di metterli al livello del suolo? Ci sarà un motivo?
Certo che c’è: costa di più, lucra di più; e poi c’è la solita maledetta macchina a farla da padrone. Non si vuole togliere spazio sulle strade, sacre alle vetture private […]
L’uovo di Colombo è la metropolitana. Per quella C è notizia recente che la Corte dei Conti, un collegio di signori piuttosto seri, ha dimostrato in ben 182 pagine che i quattrini sono finiti, visto che i costi sono aumentati fino a oltre 5 miliardi di euro, quasi il 170% in più del previsto, comunque eccessivo. […] Spendere 5 miliardi di euro per fare buchi a terra non è esattamente un colpo di genio. Anche se si considera che con quella cifra si potrebbe innervare Roma di migliaia di tram […]I tram non sono convenienti? Vero, non si consumano mai e durano decenni, al limitecambi le spazzole al motore elettrico una volta ogni morte di papa, le rotaie sono praticamente eterne. Quindi non possiamo comprare mezzi e relativi e continui pezzi di ricambio all’industria nazionale, gasolio, gomme, riparare l’asfalto, i soliti poveri costruttori che farebbero? Niente spesa pubblica, niente lucro privato. […]” Continue reading