“Via Urbana pedonale”: lo chiedono i commercianti

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(Nella foto, via Urbana senz’auto ieri sera)

 

Questo è un post intensamente romano, e scritto per amore -ci abito da quasi 20 anni, per una serie di casi fortunati- di una delle vie più belle del rione Monti. Ma credo che valga per tutti.
La notizia è questa: l’associazione di strada dei commercianti ha scritto una lettera a presidente e assessori del I Municipio, quello del centro storico di Roma, per chiedere di pedonalizzare la via.
Che io sappia è la prima volta, a Roma, che dei commercianti chiedono la pedonalizzazione. La categoria è tradizionalmente refrattaria ai progressi, ai cambiamenti che portino un nuovo modo di vivere la città. Anche per questo credo che il post, pur prettamente romano, possa essere letto con interesse nel resto del territorio chiamato Italia.
Inserirò il testo della lettera in fondo al post, per chi lo vuole leggere. Qui, ora, voglio fare alcune considerazioni che inquadrino la situazione.

Via Urbana, anticamente vicus Patricius, risale direttamente alla fondazione di Roma: poco meno di 3.000 anni di storia, e che storia. E’ l’ideale prosecuzione dell’Argiletum, il sentiero in terra battuta che collegava la Roma quadrata con il suo primo suburbio, appunto la Suburra. Luogo di criminali, mignotte e i loro lenoni. Ci veniva a passare le sue notti orgiastiche Messalina. Dicono che ci sia nato Giulio Cesare. Non molto, nel profondo, è cambiato: sempre ambiente di movimenti strani conviventi con le vite normali di agiati cittadini, com’era fin dall’inizio. Una delle caratteristiche dei monticiani, rispetto agli altri romani, è di non salutare mai nessuno, di non guardare direttamente: un’antica abitudine dovuta alla regola del famose l’affari nostra.
Una sola cosa, qui, è cambiata nei secoli: l’immane parcheggio sui due lati del vicus. Non solo vietato in linea generale dal Codice della Strada per la larghezza inferiore a quella consentita per un doppio deposito di lamiere, ma anche da un cartello, che viene regolarmente rubato da mani ignote o, quando resiste, assolutamente ignorato.

Da qualche mese si sta rimettendo mano al selciato, grazie a dei lavori urgenti dell’Italgas. La strada, a tratti, è stata liberata dalle automobili e si è mostrata nell’intensa bellezza che vedete nella foto di apertura. Addirittura dei bambini scendono da casa per andarci a giocare, pensate che strano.
Si è dunque sviluppato un intenso ragionamento, non solo dei commercianti, su quanto sarebbe bello liberare definitivamente via Urbana dalle automobili.

Adesso, oggi martedì 16 dicembre, la lettera dei commercianti che ne chiede la pedonalizzazione definitiva. Ve la allego qui sotto.
Siete pregati di diffondere questa bella notizia.

ps: ora c’è anche una pagina facebook, che ha superato in meno di un giorno le 1.000 adesioni.

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Spettabili

  • Municipio Roma Centro Storico
    Egr. Presidente Sabrina Alfonsi
  • Egr. Assessore Anna Vincenzoni
  • Egr. Assessore Tatiana Campioni

Roma 16/12/2014

OGGETTO: Richiesta di pedonalizzazione Via Urbana, Tratto Via degli Zingari – Via Panisperna

L’Associazione di strada via Urbana, di seguito Associazione di strada, nasce allo scopo di riunire in un unicum progettuale le varie entità commerciali e non-profit di Via Urbana per il bene della cittadinanza e per promuovere il turismo e la socialità nello storico Rione Monti. Molte le attività che l’Associazione di strada ha già organizzato per dare vita a una via importante a livello storico, commerciale e non di meno culturale, per unire residenti e attività in momenti di incontro e di scambio.

L’Associazione di strada Urbana via , attraverso l’ unione delle varie attività che la caratterizzano , intende valorizzare al massimo la strada al fine di farla diventare un polo di interesse culturale artistico e commerciale nello storico rione Monti

Via Urbana accoglie tra le sue realtà differenti botteghe artigiane in cui, maestranze d eccellenza, portano al futuro antichi mestieri . Falegnami, fabbri, restauratori, mosaicisti, vetraisti , cerai, ceramisti, camiciai, orologiai , gioiellieri ,parrucchieri e barbieri si mescolano alle gallerie d’ arte, ad antiquari, ricercati negozi di moda e design, ristoranti e bar di ottimo livello. Insieme ad attività culturali quale la scuola di musica e due cinema rendono la strada un percorso affascinante per i cittadini ed il turista

Il patrimonio storico e culturale della città è enorme, tuttavia al momento è sottovalutato.

E’ necessario preservare tali ricchezze restituendole ai cittadini in modo che possano usufruirne e per far ciò è ideale sottrarre una strada storica e turistica alle auto attuando la pedonalizzazione totale. Da tale azione si trarrebero numerosi benefici tra cui:

-Un incentivo al commercio in questa zona ormai in via di sviluppo vista l’impossibilità di raggiungere i negozi a causa delle macchine.

-La salvaguardia dei beni storici che si deteriorano inevitabilmente perdendo i loro naturali colori a causa delle polveri sottili dovute al forte inquinamento. Ricordiamo che via Urbana sede di ricche domus signorili, in epoca romana corrisponde all’antico vicus Patricius e prende l’attuale nome da Papa Urbano VIII, che l’ampliò nel XVII secolo. Questa antica strada è legata al titulus Pudentis e ai soggiorni che, secondo fonti storiche, San Pietro ha fatto presso questo senatore cristiano, in seguito martirizzato insieme ai figli Pudenziana, Prassede, Novato e Timoteo. E’ qui che sorge l’antichissima Chiesa di Santa Pudenziana.

-Restituzione alla città uno spazio pubblico per passare il proprio tempo libero

-Creazione di un itinerario turistico lungo la strada al momento non sfruttato per l’assenza di marciapiedi che non permettono l’agevole passaggio dei pedoni

- Salvaguardia del manto stradale, appena rifatto e che il transito dei veicoli porterebbe in breve a danneggiarlo nuovamente

- Incentivo alla mobilità alternativa come la bicicletta muovendosi così rapidamente ed in sicurezza

Anche il più disattento dei cittadini avrà gioco facile nel constatare come la pedonalizzazione dei centri storici sia ormai riscontrabile nella quasi totalità delle città italiane ed europee, soprattutto quando esse presentano livelli di inquinamento e congestionamento di automobili elevati, come risulta evidente nel caso di Via Urbana.

Ecco le nostre proposte:

Delimitazione isola pedonale

I confini esterni (quindi non inclusi nel piano di pedonalizzazione) dell’isola pedonale sarebbero: Incrocio con via degli Zingari e incrocio con via Panisperna

Modifiche viabilità

Non presenta particolari problemi in quanto Via Urbana non rappresenta un’arteria vitale di circolazione, questo è confermato dal fatto che da quasi un anno la strada è chiusa al traffico per i lavori dell’Italgas, e questo non ha compromesso assolutamente la viabilità della zona. Resterebbe solo l’accesso temporaneo per commercianti e residenti per carico e scarico merci

Parcheggi
Con la creazione di quest’isola pedonale, si perderebbero complessivamente n. 15 parcheggi. Non ci sembra un numero così elevato da non prendere in considerazione l’idea della pedonalizzazione. In più si potrebbero recuperare questi parcheggi, permettendo ai residenti di via Urbana di parcheggiare in Via Cavour.

Conclusioni
Speriamo che le nostre richieste vengano accolte, visto anche l’impegno dell’amministrazione capitolina negli ultimi anni nel creare al centro della città delle isole pedonali atte a valorizzarne la bellezza e la fruibilità.

Vi ringraziamo anticipatamente e inviamo i nostri più cordiali saluti.

Associazione Urbanamente

Presidente Renato Gargiulo

Incontro informale con l’ad di Roma servizi per la Mobilità

Alla fine del blocco della Colombo di ieri, alcuni di noi sono andati sotto la sede dell’assessorato Mobilità, dove contemporaneamente si stava tenendo la riunione che abbiamo deciso di disertare, in polemica con l’amministrazione.

Questo è il video dell’incontro.

In questo video non si vede, ma è stato chiarito che non parteciperemo più a tavoli finché non verrà realizzata la corsia ciclabile di S.Bibiana, ormai un simbolo. L’ottimo Carlo Maria Medaglia però -qui si vede- mostra di non aver recepito la sua importanza. E questo è un problema.

Quanto sia distante la percezione delle cose tra cittadinanza attiva e amministrazione si può capire da questo bel pezzo di Core online.

ps: qualcuno riesce a spiegarsi perché non è mai un ciclista quotidiano a gestire l’amministrazione della ciclabilità a Roma?

Siamo tutti in ostaggio?

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Ci sono alcune inquietanti coincidenze in questo 2 dicembre 2014.

– In meno di 48 ore viene cancellata dal Comune l’ormai ultranota “ciclabile popolare” del tunnel di S.Bibiana, accolta con gioia dai cittadini di S.Lorenzo (andate a guardarvi il video su Bikeitalia). Opera attesa da anni, cancellata in una manciata ore con una solerzia inspiegabile per il Comune di Roma.

– per inciso, il giorno dedicato a S.Bibiana è proprio il 2 dicembre.

– Neanche 24 ore fa (intorno alle 15) veniva ucciso Paolo Venturini, un uomo che stava attraversando la Cristoforo Colombo per continuare il suo jogging nel parco della Caffarella, dopo averlo iniziato nell’antistante quartiere della Garbatella; è stato colpito da un’automobile, il suo corpo ha fatto un volo di 20 metri, figurarsi la velocità (persino in frenata, voglio immaginare). Su quella strada era stato ucciso pochi giorni fa Marcello Beltramme. Oggi alle 18 li ricorderemo sul luogo dell’ennesima tragedia evitabile con poco.

– Stamane un’operazione dei Ros, inviati dalla procura di Roma, sta arrestando politici e criminali neofascisti accusati di aver messo su un’associazione di stampo mafioso per lucrare su ogni aspetto possibile della vita pubblica romana. Secondo le cronache in via di evoluzione tra gli indagati anche l’ex sindaco di Roma Capitale.

Ho come l’impressione di essere, io e gli altri romani per bene, prigioniero di un incubo. Ostaggio di un male imprendibile, indefinibile.

Una comunità costretta al fai da te

 

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Amministrazioni sorde e inefficienti, quando non stolide o/e pavide, portano alla situazione che ora descriverò.

Oggi ho partecipato alla costruzione di una ciclabile abusiva nel tunnel di S.Bibiana, per tutti i romani il traforo di S.Lorenzo. , che alla fine si presenterà così:

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Collega l’Esquilino a S.Lorenzo Fuori le mura; li collega perché tra i due quartieri passano i binari di Roma Termini.
Si tratta di due quartieri a intensa frequentazione ciclistica per una pluralità di motivi: gli universitari, le varie etnie che vivono nella zona di piazza Vittorio, una generica società adulta e ancora “alternativa”, coppie ancora giovani ma con prole, gente di spettacolo, arte e varie applicazioni creative dell’intelletto. Molti di questi usano, malgrado tutto, la bicicletta come mezzo di trasporto anche grazie alla riscoperta socioeconomica del mezzo semplice per eccellenza: persino a Roma, guarda un po’.

Il tunnel è a senso unico dall’Esquilino a S.Lorenzo. La carreggiata è ampia 9 metri circa, con due strettissimi passaggi pedonali ai lati, protetti da fitte transenne. Uno spazio stradale eccessivo tutto appannaggio della tirannia automobilistica.
Da anni blogger e comitati locali chiedono (esiste una petizione online e persino un progetto stilato gratuitamente) di ricavare un percorso ciclabile a doppio senso. A oggi il controsenso viene effettuato a rischio della vita; il giro alternativo è troppo lungo e soprattutto ancora più pericoloso, stupido, offensivo per la sua chiara matrice automobilistica.

Risposte pari a zero. Stendendo una lapide sull’amministrazione Alemanno (scus. il term.), quella Marino non sembra aver neanche recepito le reiterate proposte, che non solo sono ragionevoli ma persino ovvie. Penso sia altamente probabile che i fumosi uffici tecnici facciano al meglio quanto di loro abitudine, ovvero niente per non disturbare lo status quo e magari, chissà, non assumersi alcun tipo di responsabilità. Ormai ne conosco il modus inoperandi.

E allora, per disperazione, abbiamo deciso di fare da noi. Una decina di volontari hanno realizzato la ciclabile, e al diavolo le amministrazioni. Tutti i volontari sono persone adulte quando non avviate verso la terza età, molti con famiglia e figli. Tre quarti d’ora di lavoro, 140 euro di spesa.

Costringere costoro a commettere illeciti è il vero reato.

Di seguito il comunicato fatto trovare dagli anonimi organizzatori:

Siamo un gruppo di cittadini che vivono e si muovono fra S. Lorenzo e l’Esquilino a piedi e con la bicicletta. Come molti altri, ci muoviamo senza l’auto, anche con i nostri bambini che vanno a scuola, a nostro rischio e pericolo, in una città fatta per le auto. Sappiamo dei gravi problemi che questa amministrazione deve affrontare – e il traffico è uno dei principali – delle poche risorse che ha a disposizione, dei conflitti che generano le azioni di contenimento dello spazio per le auto, ma riteniamo che, nonostante tutto, molte cose si possano fare per la sicurezza di chi lascia l’auto e sceglie la bicicletta per muoversi.

Allora, a titolo dimostrativo, una di queste cose l’abbiamo fatta noi direttamente: rendere sicuro per le biciclette il tunnel di S. Bibiana, che collega fra loro almeno 50.000 abitanti dei due quartieri e molti altri che passano lungo la via Tiburtina, con una semplice striscia per terra e qualche segnale.

L’abbiamo fatto dopo molti anni di richieste, di riunioni con assessori e tecnici, di condivisione con i cittadini, abbiamo anche elaborato un progetto e lo abbiamo offerto gratuitamente all’amministrazione.

Questa azione vuole solo dimostrare quanto sia facile a volte fare quello che è necessario. Noi ci abbiamo messo qualche incontro, un centinaio di euro di materiali, una decina di persone per un ora di lavoro. Ovviamente sappiamo bene che per una amministrazione è tutto molto più complicato, le procedure per decidere e per fare, le molte norme da rispettare. E contiamo che realizzi l’opera molto meglio di come abbiamo fatto noi. Ma rimane il fatto che, per un opera così facile e così condivisibile, è inaccettabile che si debba aspettare un tempo così lungo. Il sindaco Marino, che è sensibile al problema perché usa la bici, capirà sicuramente e raccoglierà subito la nostra domanda di sicurezza, ovunque è possibile farlo a costo zero. A partire dal tunnel di S. Bibiana.

Il gruppo di cittadini promotore

 

Una gita sull’ascensore C di Roma

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In questi giorni di possente nullafacenza (il periodo migliore della mia vita adulta) faccio tutto ciò che mi salta in testa.
Si tratta soprattutto di iniziative inutili, come quella di ieri: andarmi a fare un giro sulla metro C, l’equivalente romano della tratta Tav tra Torino e Lione per polemiche e incendio di fondi pubblici.

Per capire dov’è telefono a un amico, che giusto il giorno prima s’era fatto la stessa passeggiata. Guardate che non è automatico: uno dice “linea Pantano-Centocelle”, ma questo non vuol dire niente. So dov’è Pantano Borghese (si tratta di uno sparuto gruppo di capannoni e casupole sulla Casilina, qualche km prima del bivio per Valle Martella che sporadicamente frequento in bici per andare nella casa di campagna dei miei, ma “Centocelle” è un concetto vasto. La stazione, vengo a sapere, è all’intersezione tra Casilina e viale Palmiro Togliatti. Da casa mia sono quasi 7 km. Dovrebbe comunque passare da queste parti nel 2024 circa, quando avrò 60 anni: je la posso fa’.

 

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Intanto pedalo fino alla stazione provvisoriamente più centrale.

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Al netto della pioggia che gli si precipita dentro, la stazione Parco di Centocelle è un pezzo d’Europa nel degrado casiliniano. Stona un po’ e ha troppo marmo addosso, ma comunque è ampia e semplice anche se gli ingressi ai treni sono chissà perché su due lati ortogonali e non su fronte unico. L’ingresso in bici non viene molestato da alcun operatore, altra traccia di territorio europeo.

Il Treno è praticamente un ascensore orizzontale, con doppie porte su treno e marciapiede. Ormai sappiamo tutti che non ha conducente (treno automatico Ansaldo, dice il sito); ha quindi ai due capi una pregiata vetrata che consente di guardare il panorama in corso di marcia.

Esistono stalli per bici (e carrozzelle) in due vagoni, quelli prima dei due capi.

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Ma i supporti non possono accogliere gomme larghe, da mtb per intenderci:
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Quindici stazioni, 13 km e si arriva al capolinea di Monte Compatri-Pantano. Malgrado l’apertura della prima tratta sia un atto essenzialmente propagandistico, politico, simbolico e quant’altro, devo riconoscere a malincuore che i due treni che ho preso per andata e ritorno erano frequentati, anche in un orario scemo come quello da me scelto, tra le 15 e le 16. Non come le scene alla Doré che siamo abituati a vedere su A, B, Lido e Roma Viterbo, certo, ma qualche decina di persone c’era.
I lavori di dettaglio sono ancora in corso, per esempio a Pantano mancano le indicazioni sulla direzione da prendere per i binari 1 e 2, ma tutto sommato le stazioni sembrano complete e funzionanti, con accesso garantito per i disabili e un impatto visivo tutto sommato contenuto. Resta da vedere se i pendolari lasceranno davvero le loro disgraziate vetture nei parcheggi o no. Lasciamo che sia il tam tam cittadino a convincerli, perché di comunicazione decente ufficiale questa città è sprovvista.
Il mistero di cosa ci si vada a fare a Pantano comunque mi resta: probabilmente a cena al ristorante messicano di fronte al capolinea.

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Perché dobbiamo tenerci stretto Marino

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Breve premessa: parlo da cicloattivista impegnato da anni nell’impervia scalata alla modernità, qui da noi smarrita, attraverso la rivoluzione delle abitudini stradali. Tutto ciò che segue ha questo punto di vista imprescindibile.

Ho sempre pensato che Ignazio Marino sia come un liceale secchione a capo di una classe di coatti, ovvero tutti noi romani. Questo il suo primo problema, che è essenzialmente caratteriale ma non intacca il dato di base: è stato eletto in piena libertà e nessuno può dire che si sia mascherato da coatto, malgrado l’ammiccante slogan “Daje”, evidentemente posticcio.
Inoltre -e torno a parlare da ciclista urbano quotidiano, attivista della ciclabilità e tutta la tarantella conseguente- ha creato a noi ciclisti urbani un enorme danno d’immagine: essendo un potente gaffeur, e pure un pochino buffo a volte, la sua cattiva luce sta riverberando su tutti noi altri. Un problema che vediamo per strada sempre più spesso, grazie alle irriferibili contumelie che gli automobilisti ci rivolgono e che sempre più spesso tirano in ballo il sindaco. Il tutto non bilanciato da effettive azioni a favore della ciclabilità, che a un anno e mezzo dall’elezione assommano a pochi interventi su orari e accessi ai mezzi pubblici con le biciclette (n.b.: si tratta di interventi che non riguardano la vita in strada).

Detto quanto sopra, ritengo che oggi più che mai Marino debba restare al suo posto.
La guerra che gli fanno i costruttori romani (Caltagirone in primis), gli ormai ex caldarrostai (la famiglia Tredicine, che ha attività economiche su strada di ben altro spessore, altro che caldarroste; e sposta decine di migliaia di voti), la destra estrema e estremicchia (esempio su tutti Tor Sapienza, e la buffonata della marcia delle periferie di sabato scorso, dichiarata apartitica e con dentro tutto il peggio della fascioromanità), la pseudosinistra di livore e di governo, l’ostilità del romano medio, che non si muove di un metro senza la sua privatissima vettura come se fosse solo al mondo e in una città deserta, ha una sola ragione: Marino sta rompendo le scatole a una città aggrovigliata nelle sue pessime abitudini e stratificata nei suoi diecimila interessi privati e pluripersonali. 

Marino ha dimostrato di non ascoltare nessuno, nel bene e nel male. Il male è che non ascolta i consigli fattivi che nascono dalle parti migliori della società; il bene è che non ascolta le suadenti parole dei piccoli e grandi potentati che da sempre governano Roma. E quasi con candore va avanti su una linea che, per quanto timida e di piccoli passi, questa città aspetta da decenni. La via del Babuino liberata è poca cosa, ma bellissima. E può migliorare, con la progressiva sottrazione di privilegi concessi alle 21 categorie che ancora oggi possono percorrerla con i mezzi del secolo scorso.

La testardaggine, spesso irritante, dimostrata dal successore di Alemanno (scusate il termine) non è propria di nessuno di coloro che vorrebbero prenderne il posto. L’ex candidato principe al Campidoglio, poi convinto a correre per la regione a causa del possibile scandalo delle torri dell’Eur poi rapidamente dimenticato grazie alla sua scelta, ha al contrario sempre dimostrato una certa pavidità politica, non prendendo posizione praticamente su niente, mai. Un ottimo modo per diventare sindaco di Roma, dal dopo Petroselli in poi. Quindi non ci serve Zingaretti, che non sbaglia mai: ci serve un mulo, secchione e estraneo, come Marino. Anche quando sbaglia, sbaglia ai danni della Roma peggiore.

Un mio vecchio amico, ora scomparso, e profondo conoscitore della romanità più reale, er Poro Guiduccio, diceva sempre: “il problema principale di Roma sono i vigili urbani”. Che oggi, con il tandem Marino-Clemente, si sentono minacciati dal piano anticorruzione, una reazione che tutti gli osservatori stranieri stanno guardando con gli occhi di fuori, non capacitandosi di questa ennesima dimostrazione di illogicità italiana.

Diceva Monicelli: a Roma non succede mai niente. Con tutto l’affetto per il sor Mario, spero che questa volta abbia torto. Probabilmente, continuando il tiro al piccione-Marino, avrà ragione ancora una volta.

Ps sulla Panda rossa: suggerisco a Marino di rottamarla, filmarne la rottamazione e mostrare il video ai romani per dare l’esempio.

Pps del 4 dicembre: l’inchiesta Mafia Capitale è una palese conferma di quanto ho scritto a novembre scorso.

Anche se voi vi credete assolti

Questo è un video caricato dal dj EmVee su una pagina facebook.
Mostra la realtà che poi viene tradotta in cifre dagli annuari statistici.
Le cifre mostrano numeri, non la realtà delle vicende umane.
In questo pazzesco modo di usare le nostre strade siamo coinvolti tutti, anche chi -come me e come tanti altri- ha scelto di abbandonare per sempre la mobilità motorizzata. Proprio perché la strada è l’unico spazio davvero pubblico, di tutti.

Pensateci, la prossima volta che accendete la vostra vettura.
Quando vedete uno spot automobilistico.
Quando leggete le piatte cronache degli scontri stradali, con “auto impazzita”, “dinamica da accertare”, “cause ancora ignote”.

Non sono incidenti: sono una realtà percentuale.

Nuovo Tridente e vecchi privilegi

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Preso nella dolce rete della magnifica ottobrata romana, girello per la mia città in attesa di ripartire. La guardo in lungo e in largo.
Oggi è toccato alla -vera- novità del cosiddetto Tridente (quel reticolo di vie tra Babuino e Ripetta, con via del Corso in mezzo, vertice su piazza del Popolo e base su piazza Augusto Imperatore), la sua impermeabilità al traffico tradizionale, qui chiamata chiusura (io preferisco pensare al concetto di apertura).
E’ il primo giorno del nuovo corso. C’ero già stato sabato scorso, ma le transenne dei lavori di ristrutturazione impedivano una vera valutazione delle misure prese. Oggi è la realtà come pensata dall’amministrazione.
Come su via dei Fori Imperiali all’epoca, viene sfruttata a fondo la possibilità di passaggio concessa a 21 categorie; tra cui, incredibilmente, gli studenti di una scuola secondaria, che sciamano a frotte da via Margutta a bordo delle loro microcar truccate, accelerando già in curva. Qui sotto una di queste.

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Anche gli altri automobilisti, grazie alla strada improvvisamente libera sui due lati e quindi con una prospettiva visiva molto migliore per identificare eventuali ostacoli al loro marinettiano stile di vita (pedoni che attraversano) corrono più di quanto si facesse in passato.
Incrocio due recenti pasionarie della mobilità nuova, Anna e Valeria. “Prima abbiamo visto uno, evidentemente ‘pippato’ (cocainomane, ndr) che andava a 70 all’ora e ci ha anche guardato male”, mi dice Valeria. Parliamo brevemente della nuova viabilità, e concludiamo tutti che così non funziona, troppe eccezioni e troppo facile accelerare.

Sugli altri due assi del Tridente le cose non sembrano aver avuto alcun tipo di cambiamento. Questa sotto è via di Ripetta:
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Su via del Corso incrocio un’autocolonna di mezzi della polizia, almeno 8. Mi sembra di rivedere le scene della finta pedonalizzazione dei Fori Imperiali, che immediatamente ribattezzai “Zona a traffico privilegiato”, ovvero ci passa chiunque abbia un qualsiasi ruolo pubblico o parapubblico, fosse anche il veterinario comunale.
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Insomma, la novità c’è ma al solito funziona male per l’incrollabile indifferenza romana dei singoli chiunque siano, residenti o categorie variamente autorizzate. Il pericolo nuovo è l’accresciuta velocità, percepibile a occhio. Probabilmente anche la possibilità di non incolonnarsi in coda spinge gli aventidiritto a percorrere con più frequenza le strade, in virtù di un non meglio spiegato né comprensibile privilegio. L’Europa è ancora lontana.