Gli ultimi che probabilmente non saranno mai primi

La classifica del rapporto “Living Moving Breathing”, commissionato da Greepeace al Wuppertal Institut.

Tempo fa mi sono lanciato in un elogio di Luigi Malabrocca, la famosa maglia nera del Giro d’Italia dei tempi di Coppi&Bartali. Ma stavolta essere ultimi non è un premio, né un vanto, e tantomeno un argomento su cui fare i gradassi, visto che qui si parla di vivibilità: il cui contrario è “mortalità”, e vista in quest’ottica siamo i primi. Solo gli adoratori della Triste Mietitrice possono gioire.

In questa settimana sono apparsi quasi contemporaneamente due rapporti che denunciano sia l’avvelenamento dell’aria sia l’avvelenamento in senso lato della vita in strada. Uno, quello di Cittadini per l’Aria, testimonia lo sforamento del biossido d’azoto a Milano e Roma; l’altro, commissionato da Greenpeace al Wuppertal Institute tedesco, prende in considerazioni 13 capitali della zona geograficamente definibile europea (ci sono anche Mosca, Oslo e Zurigo). Vorrei cominciare dal secondo.  Continue reading

Il disagio stradale in tre piccoli episodi romani

Quando diciamo che in strada si fa una vita da schifo non stiamo esagerando. Lo vediamo tutti ma farlo proprio è difficile per il meccanismo psicologico della rimozione. Qui voglio proporre tre piccoli episodi degli ultimi giorni, due con me come osservatore “privilegiato” e uno che vede un altro ciclista urbano come testimone. Le scene si svolgono a Roma. Mostrano, a mio parere, “lo spostamento dell’asse della normalità” secondo la recente definizione di una ciclista urbana. Continue reading

Un anniversario particolare

“Palo 27”, olio su banner rubato al cantiere Metro C di piazza Venezia nel 2010, lì dove hanno abbattuto i pini e poi scoperto un ovvio repertone romano.

Oggi è un anno che non mi occupo più della ciclabilità per il comune di Roma. Naturalmente continuo a lavorare per la ciclabilità in Italia e a Roma da, all’incirca, il 2002.
Oggi comunque è un giorno discretamente importante per me.  Continue reading

Amiamoci e partiamo

C’è la necessità di cambiare il modo di stare in strada in questo paese e lo possiamo fare solo con un momento di presa di coscienza collettiva. Perciò un gruppo di persone, poi diventate decine e in seguito supportato da quasi 200 realtà associative dal locale al nazionale, ha deciso di chiamare in strada a Roma chi sente come urgente e ineludibile questo cambiamento.

Abbiamo le città più belle del mondo e le abbiamo stuprate con milioni e milioni di automobili. Continue reading

Cosa ci aspettiamo dalla Bicifestazione del 28 aprile?

Ci siamo quasi, sta per arrivare il momento di rivederci tutti su strada per dire forte e chiaro cosa vogliamo. Perfetto. Va tutto benissimo, la gente si sta coinvolgendo. Ma cosa vogliamo? A me la domanda sembra retorica, ma il senso di una grande manifestazione per la mobilità è anzitutto radunare il massimo numero di persone genericamente interessate e aiutarci tutti insieme a mandare un messaggio al resto della società. Qui ci sono alcuni distinguo da fare, e la cosa non appare banale visto che anche nel gruppo organizzatore proprio in questi giorni si è aperta una discussione proprio su questo punto. Le idee sono chiare, e d’altronde alcuni tra noi le divulgano (e dimostrano con il loro stile di vita) da parecchi anni. Altri da meno anni ma si può dire che abbiano agganciato il senso dell’agire in tempi ultrarapidi, dopo essere usciti dal vecchio mantra “più piste ciclabili per tutti” e chi s’è visto s’è visto. Però ripeto: l’obiettivo non è quello di tirare fuori un libro di buoni propositi ma quello di ottenere il cambiamento sperato.

Bisogna far capire cosa vogliamo. Continue reading

Don Pippo, la zappa in bici e fare le cose a mano

La riproduzione della bici di don Pippo fatta da me

Tanto tempo fa, per me tantissimo ma quasi niente, c’era un signore che curava la campagna dove eravamo appena arrivati. Si chiamava Pippo, o almeno ricordo che si chiamasse così.
Era orbo da un occhio e veniva con la sua zappa messa a cavalcione della bicicletta.
Uno dei suoi figli era Nello, giocavamo insieme nella terra, nella sabbia e nel canneto accanto, mentre il padre curava la campagna. Pippo, che ora ricordo veniva chiamato don Pippo, le sapeva tutte e non diceva quasi niente. Ogni cosa che toccava fioriva, sbocciava. sembrava quasi essere una pianta, da quanto stava zitto e da quel che tirava fuori. Ulivi mezzi morti per la salsedine che facevano olive, zucchine, pomodori, melanzane, la portulaca lasciata in pace.
Orbo e silente ma ancora lo ricordo, lui e soprattutto la sua zappa portata su una bici nera con i freni a bacchetta. 


Non credo che avesse mai studiato alcunché, forse neanche parlava italiano, solo quel siciliano lì, quello di zona. Magari non era neanche nato nell’isola ma da qualche altra parte, me lo ricordo uguale ai fellah egiziani, identico proprio.
Lo stimo immensamente di più di qualsiasi persona oggi o ieri o domani guidi il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea, l’Acea, la Fca, il Centro Autopromotor, qualsiasi essere che faccia vertice senza mai aver usato le mani e il cervello attaccato a esse, che sono la parte visibile del cervello. Ce n’è pieno di gente così, nelle fasce d’élite è tutto un conformismo borioso e saccente che, a quanto pare, non ha dato i risultati che la gente umile, quella che non ha studiato pur sapendo fare le cose che sa fare, aspettava dai sapientoni.
Quel signore, don Pippo non ha mai cercato di non essere altro che sé. Non si è mai fatto passare per meno o per più: era quello che era.
Ed era -credo sia ormai morto, sono passati tanti anni, ma la prossima volta che vedo Nello glielo chiedo, anche se non mi va, l’ho visto qualche mese fa e mi imbarazza chiedere se don Pippo sia ancora vivo- una persona esattamente sua, non isolata ma precisa, adeguata a sé e in perfetta armonia col circostante, senza particolari ubbìe.

Questo racconto, apparentemente incongruo qui, mi è venuto fuori all’improvviso pensando al concetto dello “sporcarsi le mani”. Mani sporche di attività etica, non certo di sangue o altre attività genericamente inaccettabili per una persona etica. Il creare un presente migliore del passato in vista del futuro. Un lavoro da contadini: far crescere le condizioni per star meglio e dare un futuro ai figli di tutti, non solo ai propri. E’ questo che facciamo da tanti anni quando parliamo del modello di mobilità che abbiamo trovato alla nostra nascita: proviamo a mettere mano alle cose che non vanno e farle diventare cose che vanno. Almeno questa è l’intenzione.

E’ per questo che, partendo dal basso, abbiamo convocato tutti coloro interessati al cambiamento del modi di stare in strada, il 28 aprile a Roma, ai Fori imperiali dalle 16: mostrare la semplicità in atto, la mobilità elevata alla sua essenzialità: spostare le persone, non i mezzi, questo è l’obiettivo.

Stiamo costruendo questa “bicifestazione” a mano, senza mezzi, con piccole donazioni per pagare locandine, flyer e sito (www.bicifestazione.it), chiamando realtà più strutturate di noi, cercando di coinvolgere chi possa rendersi utile. Con la nostra zappa a cavalcione della bici. Sono ragionevolmente certo che don Pippo capirebbe e probabilmente approverebbe, sempre in silenzio ma non quel suo sorriso sghembo e sdentato e l’unico occhio a guardare bene, con attenzione.

Bicifestazione 2018: perché le mele non cadono da sole nel cesto

Sei anni fa, nel 2012, si verificò un fatto anomalo nel generalmente stanco tran tran italiano, quasi un atto situazionista: migliaia di persone aderirono all’appello di una manciata di blogger attivisti della ciclabilità e della riscoperta del mezzo bici, tra cui me. In pochi giorni, a febbraio, nacque la campagna Salvaiciclisti, iniziata con un post pubblicato in contemporanea da 38 siti abbastanza di riferimento per questa piccola nicchia di società. Il gruppo Facebook inaugurato per l’occasione arrivò a quasi 20.000 membri in pochi giorni. La campagna ebbe una eco notevole sui giornali, aumentando così le adesioni all’appello. Oggi, nel 2018, quello stesso tipo di persone, in piccola parte del gruppo originario e in larga parte attivi da dopo il 2012, ha deciso di riconvocare a Roma, nello stesso giorno di sei anni fa e ovvero il 28 aprile, una manifestazione nazionale per battere ancora sul punto: all’Italia serve una rivoluzione nel proprio modo di spostarsi. In sostanza, la stessa proposta del 2012, e qui vorrei spiegare perché è necessario, oggi come allora, che la partecipazione sia importante e sia concretamente messa in campo con la propria presenza, non delegata. Continue reading

Malabrocca uno di noi

Luigi Malabrocca era un ciclista famoso. Correva negli anni delle titaniche sfide tra il vecchio Bartali e il giovane Coppi, consegnate all’epica del ciclismo. Anche Malabrocca, detto “il Cinese” per via del taglio degli occhi, era famoso ma per un motivo particolare: arrivava sempre ultimo alle tappe della gara più seguita d’Italia.

Attenzione però: il Cinese non era una schiappa. In altre gare minori -quelle dei dilettanti- vinceva o arrivava in testa, insomma era forte. Continue reading