Scusate il ritardo (bikeman)

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Ci ho messo un po’ ma finalmente riesco a scrivere questo post: dal 19 ottobre 2016 sono il responsabile dello sviluppo della ciclabilità di Roma. Nella delibera di nomina si parla esplicitamente di bike manager (che io tenderò ad abbreviare in bikeman, mi sembra più adeguato e irrispettoso il giusto). Un ruolo che questa città non aveva mai avuto e di cui si dota per la prima e spero non ultima volta.
La scelta è stata della sindaca, Virginia Raggi, e dello staff che la circonda, a fine giugno scorso. Un nuovo pezzo della lunga storia d’amore e viaggio tra me e la bicicletta che arriva a poco meno di 15 anni dallo stordimento dovuto al fulmine-bici che mi aveva fatto cadere dal cavallo-moto, uno stato estatico che mi ha accompagnato per quasi due anni , forse più; un periodo in cui mi ero messo in testa di far capire a chiunque fossi stato capace di raggiungere quanto sia supremo, regale, divino il mezzo meccanico chiamato bicicletta. Invenzione collettiva, specchio dell’anima, induttore di felicità, estrattore di droghe chimiche endorfiniche, inoculatore di un altro modo di vivere la strada e la città.

Un dipolo, quello tra allora -i tempi fondanti del nuovo cicloattivismo- e oggi, che ha creato un arco voltaico lunghissimo di energie sempre crescenti, e sempre meno personali, nelle persone che già allora erano alla ricerca di quel “qualcosa” indefinito che le facesse stare meglio durante i loro spostamenti. In questo arco di tempo è successo di tutto, e a me è successo di tutto personalmente, compreso il disamore per il vecchio lavoro, il giornalismo, cosa che non mi sarei mai aspettata, e compreso un giro del mondo con bici autocostruita per festeggiare i miei 50 anni.

Vorrei inserire qui una parte della delibera che la giunta del Campidoglio ha votato il 14 ottobre scorso, con motivazioni che spero anche voi apprezzerete per il loro oggettivo valore politico:
“L’Assessore alla Città in movimento, Linda Meleo, ha chiesto […] l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato con il Dott. Bellino Paolo, attesa la necessità di disporre di un qualificato supporto in ordine ai temi legati allo sviluppo della mobilità ciclistica ed alle relative ricadute sull’intero settore dei trasporti, nonché al raccordo istituzionale tra Assessorato, Associazioni e Municipi, in riferimento alle problematiche legate alla mobilità a pedali nella città di Roma. Per l’assolvimento di tali funzioni, l’Assessore Meleo specifica la necessità di avvalersi di un bike manager capace di: interpretare le reali esigenze di chi si sposta in bicicletta; intraprendere un’azione mirata e sinergica per mettere in rete i vari quadranti della città attraverso la realizzazione di una struttura snella e a basso costo per regolamentare il traffico veicolare e aumentare il livello di sicurezza di chi pedala, favorendo, così, l’uso della bici in città; costituire un punto di riferimento degli Assessori alla Mobilità dei vari Municipi, al fine di porre in essere una rete tra le diverse esperienze ciclabili, ricreando il tessuto cittadino a partire dalla bicicletta come mezzo di spostamento; L’Assessore Meleo, nelle suddette note, precisa che, essendo la ciclabilità un settore complesso, nel quale operano una pluralità di soggetti che esprimono interessi non sempre convergenti, si rende necessaria l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo  determinato con una figura professionale che, avendo maturato esperienze concrete in riferimento a tali problematiche, conosca il tema e possa contribuire a ridisegnare la viabilità delle strade di Roma”.

Cose che tutti noi attivisti rivendicavamo da anni. 

La bici ha rappresentato sempre, per me, un viaggio. La “deriva psicogeografica” che ipotizzavano Cronoman o Menthos, nei primi tempi della scoperta/invenzione/costruzione del cicloattivismo. Questo viaggio ha avuto diverse tappe, mai simili tra loro ma identiche nel fattore dominante, il ferro su due ruote. Quella di oggi è l’ennesimo episodio del lungo viaggio che sto effettuando incessantemente dall’età di 39 anni. Forse non il più importante, ma di sicuro quello che 1) mi carica di maggiori responsabilità e 2) DEVE avere un esito positivo, per contribuire al miglioramento di quella stanca, vagabonda e bellissima donna in stracci e croste chiamata Roma. Sto evolvendo, naturalmente. Vita migliore non ce n’è.

Da così a così

La mia idea sarebbe questa: dedicare completamente alla ciclabilità la corsia di sinistra di via Labicana, facendola diventare un cicloboulevard. Ci vorrei gli alberi per dare ombra. Una cosa del genere:

VIA LABICANA

Rendering di Ruzbeh Ghofranian, che ringrazio

Partendo dal Colosseo, e idealmente riprendendo il percorso quasi risanato dei Fori Imperiali -al netto del maledetto cantiere Metro C, una specie di angiporto che ci terremo per anni grazie alla rapinosa iniziativa delle disamministrazioni passate-, il cicloboulevard prosegue su viale Manzoni, lato in piano mentre sul lato in salita diventa una bike lane leggera, gira alla fine sia a sinistra per andare verso S.Bibiana e Tiburtina, sia a destra lungo via Giolitti, Porta Maggiore, Prenestina; sempre da Porta Maggiore la bike lane si dirama anche su Casilina e raggiunge via del Mandrione, per riconnettere il Parco degli Acquedotti con il centro di Roma. Lungo il parco si può raggiungere sia via Lucrezia Romana, per poi arrivare a Ciampino attraverso il sottopasso risanato volenterosamente dai 7 Nani, sia l’Appia Antica attraversando quella Nuova.

Tornando al cicloboulevard, ripercorrendolo verso il Colosseo potrebbe continuare fiancheggiando l’anfiteatro Flavio lungo via Celio Vibenna, via di S.Gregorio (e si eliminerebbero i dannati torpedoni in sosta), Passeggiata Archeologica, via di Porta S.Sebastiano, Appia Antica, Caffarella. Questo nuovo tratto ora descritto sarebbe dunque l’inizio del Grab.

La portata simbolica del risanamento stradale della capitale a partire dal Colosseo non dovrebbe sfuggire a nessuno, ma comunque la sottolineo qui ora.

Al momento via Labicana però si presenta così, e potrete dunque apprezzare la portata migliorativa del progetto:
VIA LABICANA OGGI

 

Andrea Colombo, lascia il Pd e vieni a Roma

L’assessore, ormai ex, ai Trasporti di Bologna, Andrea Colombo, non è stato riconfermato. Aveva avuto il record di preferenze. Il sindaco, uno dei pochi miracolati Pd, l’ha definito “divisivo”. Solo perché alcuni bottegai non hanno gradito il tardivo avvicinamento di Bologna alla modernità: la tangenziale per le bici, le pedonalizzazioni, la velostazione Dynamo (in poco tempo diventata uno dei luoghi attrattori della città).

Vorrei che Colombo lasciasse quello schifo di partito, ormai fradicio dentro, e venisse a fare l’assessore a Roma. Ci sarebbe utilissimo.

Assunta Mastellone, chi sei e che fai?

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Questa tizia prende i soldi di cui sopra per fare la comunicazione a Roma Servizi per la Mobilità, il braccio operativo dell’assessorato alla Mobilità (scusate la presa per il culo) di Roma.

Fanno 95.000 euri lordi (notare il virgola 06) l’anno, e non oso pensare ai benefit di qualsiasi genere.

Qualcuno di voi ha mai sentito parlare di questa agenzia? a parte le bestemmie che di tanto in tanto le arrivano addosso da noi e altri infuriati.

E qualcuno, soprattutto, ha idea di quale esito abbia avuto l’esistenza lì dentro di questa tizia?

Dico la mia: no, mai.

L’indecisione

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Ammettiamolo: noi romani non sappiamo cosa fare, chi votare.

Gli indecisi sono obiettivamente la maggioranza. Chi ha un’opinione precisa su chi deve essere il prossimo sindaco di Roma (se anche questo incarico pubblico abbia un senso, dopo la cacciata di Marino) è altrettanto obiettivamente una minoranza. Oltre la metà dell’elettorato attivo non andrà a votare, nel restante 40 e spicci per cento la mente annaspa per una buona metà, i decisi neanche s’informano più: tanto hanno deciso. Nel frattempo siamo arrivati all’ultima settimana prima del voto. Continue reading

Ratti ratti. La solerzia in atto

Gli omini del Campidoglio, solitamente inerti, hanno cancellato la 5th Av. ciclabile popolare.

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Svelti (ratti) come la famosa gazzella che s’alza ogni giorno in Africa hanno severamente riportato ordine&disciplina nell’austera viabilità di RomaCapitale, così da mantenere quel’armonioso equilibrio nei secoli fedele.
Accadde già, ricordo, per S.Bibiana prima versione. Rifatta dagli attivisti, fu lasciata vivere, allora.
Ricordo una riunione del 20145 con il fu sindaco Marino: parlando di S.Bibiana, il chirurgo primo cittadino disse candidamente “io non l’avrei cancellata”, gettando nello sconforto (si misero una mano in faccia, all’unisono) l’allora assessore alla Mobilità e il capo dell’Agenzia mobilità, evidentemente i responsabili di quell’azione.

Adesso non vedo l’ora di avere un sindaco all’altezza della modernità. Non so se riusciremo a uscire da questa palude ultradecennale, ma di certo a Roma c’è gente che non si rassegna a vivere come australopitechi, qualunque negatività gli si presenti di fronte.

(ps pomeridiano: nel frattempo c’è stata una rivendicazione dell’azione dell’altra sera)

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