Il marziano sordo

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Oggi sono andato a ritirare da Italposte (via Ostiense 160/E) la risposta del sindaco di Roma alla richiesta di pedonalizzazione di via Urbana, presentata il 15 gennaio 2015 (e la cui risposta, per legge, doveva pervenire entro marzo: ma vabbe’). Sappiamo tutti come sia andata a finire, e ovvero con una soluzione di merda che lascia transitare ancora le automobili in una delle vie più antiche e piccole della Suburra e quindi di Roma e quindi del mondo, al contempo confinando i pedoni in un angusto corridoio.

Sopra potrete apprezzare la schizofrenia che impera, a quanto pare in Campidoglio. Dopo aver notato la preziosità dell’area, si salta improvvisamente alla salvaguardia del passaggio (e della sosta, ma non viene messo nero su bianco) della veicolarità privata.

Nell’ultimo capoverso il capolavoro di marziano autismo, o forse sordità, o forse mancata comprensione: la scelta del comune, secondo la missiva firmata Ignazio Marino (scrivetegli per fargli sapere cosa ne pensate, l’account twitter è @ignaziomarino), sarebbe stata condivisa dalla delegazione dei proponenti.

Oltre a essere totalmente falso (e forse sarebbe il caso di querelare il sindaco) è soprattutto una beffa. O un refuso dovuto al suo essere gaffeur di portata mondiale? No, temo proprio che sia una scelta voluta e che si prova ad attribuire parzialmente a chi proponeva tutt’altro.

In questo stesso blog, prima di Mafia Capitale, difendevo Marino ai tempi della Panda rossa -non so se ricordate-. Ribadisco quanto ho scritto allora, ma alla definizione del personaggio come “secchione alla guida di una classe di coatti” aggiungerei pure un aggettivo a scelta tra “sordo” o “autistico“. Senza offesa ma mi sembra proprio che ci sia una patologia nell’uomo.

European cycling challenge, la Roma che vince e quella che perde

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[I ciclisti romani sono un po’ come gli ebrei della diaspora, che durante il Pésach, la pasqua ebraica, si auguravano nel corso di due millenni: “la prossima pasqua a Gerusalemme”, senza mai vederla fino ai tempi recenti. Un po’ come per noi la ciclabilità a Roma, malgrado tutti i nostri sforzi]

Per il secondo anno di seguito i ciclisti “attivi” (una volta si sarebbe detto “impegnati”) romani hanno partecipato all’European cycling challenge, gara europea tra città del vecchio Continente a chi pedala di più. In Italia è stata promossa dal comune di Bologna, forse il più attivo in materia in questo rovinato Stivale. La prima città italiana è stata Roma, al 4° posto (l’anno scorso si era classificata al 3°). Il “podio” è tutto polacco: Danzica, Breslavia e Varsavia (quest’ultima si era classificata prima, l’anno scorso).

Tra i pochi confronti che ho da fare, quello chilometrico: in termini di classifica generale Roma ha sfiorato i 180.000 km nel mese di maggio, grazie ai 939 ciclisti che hanno effettivamente pedalato (gli iscritti erano 1.483); l’anno scorso erano stati poco più di 167.000 km, con un 30% in meno di pedalatori attivi (714): quindi nel  2014 abbiamo pedalato di più, in proporzione.
(*Ps sul punto in questione: da Bologna ci dicono che i dati non sono comparabili, perché l’anno scorso il regolamento era diverso. Io ne dubito, perché anche il chilometraggio di quest’anno “ripesato” secondo il vecchio regolamento  è in proporzione inferiore all’aumento dei ciclisti attivi. In fondo al post metterò i dati)

Chi ha vinto? Ovviamente le città polacche, che hanno dimostrato una capacità di fare squadra notevole, sia all’interno delle singole città, sia tra loro (nessuno mi toglie dalla testa che Varsavia abbia voluto lasciare spazio a Danzica, per il primo posto, una sorta di “ora tocca a voi”). Per quel che riguarda la mia città, Roma, a mio parere vince solo l’amministrazione che -a costo zero e sfruttando la disperata voglia di ciclabilità degli attivisti romani, mai considerati in nessuna delle loro espressioni o volontà e continuamente delusi dall’inerzia degli uffici tecnici e politici del Campidoglio- ha raccolto un’impressionante mole di dati; mi piace per esempio sottolineare l’enorme flusso di ciclisti sotto il tunnel di San Lorenzo, ormai più noto come la ciclabile popolare di Santa Bibiana, disegnata per ben due volte, a mano, dai volontari esasperati.

Chi ha perso? Noi.

Per noi intendo sia tutti coloro -ormai li conosco da anni- che continuamente si impegnano per scuotere dal loro sonno le brutte addormentate del Campidoglio, sia i meno consapevoli ma comunque vogliosi neociclisti romani. Perché abbiamo perso?
Perché, come l’anno scorso, abbiamo pedalato inutilmente -e senza alcun tipo di supporto ufficiale, a differenza delle altre città-. I dati dell’anno scorso potevano essere utilizzati per interventi sul territorio, cosa che non è mai stata fatta, anzi sono rimasti a giacere a lungo, finché non sono stati utilizzati da Marco Pierfranceschi. Niente mi lascia capire che non sarà così anche con i dati di quest’anno.

Cosa abbiamo dimostrato pedalando per l’Ecc 2015? Che ancora una volta vogliamo urlare la nostra voglia di ciclabilità moderna anche nella Roma eternamente infitta negli anni ’60; siccome lo facciamo da anni e nulla è accaduto, anche stavolta avremo giocato da soli.

E non mi venite a parlare del sindaco ciclista: quella è una mascherata a uso dei fotografi e della propaganda personale. 

Roma 2014
iscritti: 1.145
ciclisti attivi (con più di 10km): 714
km percorsi: 167.329 km (234 a testa in media)

Roma 2015
iscritti: 1.483
ciclisti attivi (con più di 10km): 939
km percorsi (da statistic leaderboard): 196.206 km (208 a testa in media)

A babbo morto, ovvero “un di’ faremo”

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Mi ero ripromesso di non parlarne più.

Poi oggi leggo l’ennesimo episodio dell’unica specialità politica romana, ovvero l’Annunciazione Di Ciò Che Faremo, Ché Tanto Poi Ve Ne Scordate: “Giubileo a due ruote. Dal centro a Prati il miniGra per le bici”.

E rimetto, con un certo fastidio e molta fatica, nuovamente mano alla tastiera di questo blog. Perché l’effetto che mi ha fatto questo ennesimo annuncio è chiaramente quello di risvegliare un’irritazione, venata di rabbia, contro le nullità protagoniste del consueto show politico, cinture nere di rinvio a un eterno futuro che, per definizione, non diventa mai presente, pur essendo già un consistente passato nei paesi meno idioti del nostro.
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Partecipazione, a Roma parola vuota

partecipazione

Chi legge questo blog, e non solo, conosce bene la vicenda di via Urbana, della richiesta di pedonalizzazione e dello stop imposto a questo processo dalla giunta Marino. La vicenda viene ben riassunta in questo post. Ve ne consiglio la lettura.

Qui invece mi preme affermare un pensiero che sta attraversando la testa di molti di coloro che hanno assistito, o anche partecipato, a quel piccolo miracolo di mobilitazione di base che ha portato all’attenzione di tutti una vicenda inedita per Roma, la richiesta di pedonalizzare la strada dove si lavora (40 esercizi artigianali o commerciali su 45) e si abita. Questo pensiero, espresso in sintesi, è “perché impegnarsi a migliorare la propria città?”. Concetto che è una lapide sulla partecipazione della cittadinanza attiva (e a mio parere la parte civile, migliore della cittadinanza attiva: perché è cittadinanza attiva anche la camorra ecc.) alle scelte amministrative. La partecipazione politica, ci dice questa voce di Wikipedia, “consiste in azioni determinate, in un coinvolgimento di tipo decisionale, sia nel senso stretto di decisione su temi che di scelta di persone destinate ad occupare cariche politiche”.

Questo concetto, in teoria immediatamente comprensibile anche se di difficile applicazione, a Roma appare svuotato di significato anche grazie a questa vicenda. L’intenso impegno di una cittadinanza civilmente attiva è stato vanificato, e senza alcuna spiegazione anzi con un portato di telefonate furibonde da parte di amministratori giustamente contestati (ma che non hanno ancora risposto pubblicamente alle critiche dei partecipanti al processo decisionale non investiti da cariche elettive) e la percezione di una certa indifferenza alle conseguenze politiche della propria inazione. [Perché su via Urbana si è consumata un’inazione: è stato ripristinato il regime precedente, chiarendo in più ai tanti autodipendenti che da un lato, come prevede il codice della strada, non si parcheggia. Guarda te che progresso, eh?].

In questi giorni ne sto parlando con molti dei miei amici impegnati sia in politica sia nella mobilità di stampo moderno. Restano sbalorditi da questa dimostrazione di, come dire, callosità politica dell’amministrazione romana. Che, malgrado la facciata rappresentata dal sindaco, sbrigativamente identificato come ciclista e pedonalizzatore, lascia in realtà trasparire la sua anima profonda: l’indifferenza del potere alle istanze di chi il potere lo assegna con la delega. E dunque, in questi ultimi (davvero: ultimi) la percezione chiara dell’inutilità della delega. 

A me non può che far piacere, ridimostrando tutto ciò alla mia anima anarchica e movimentista il turbinio parolaio e fallimentare della delega. Mi intristisce però un aspetto di questa ennesima dimostrazione di fallimentare dialogo base-vertice: l’effetto imitativo dell’esempio di via Urbana da pedonalizzare è stato lasciato evaporare. Chi seguirà il nostro esempio? Nessuno. E tutto torna, al solito, nelle arcigne mani del temporaneo amministratore, il faso tuto mi che va, e viene, e passa, e magari pure torna. E che torni o no è abbastanza inessenziale, s’è visto.

Nel frattempo, sotto il Gra

Ieri un gruppo di attivisti, autonominatosi “I sette nani” (perché erano in 7, hanno lavorato in galleria e vivono nel VII municipio) hanno iniziato la realizzazione del passaggio ciclabile in un sottopasso incomprensibilmente chiuso sotto il Grande raccordo anulare, lungo via Lucrezia Romana. E’ un passaggio molto utile per chi vuole scavalcare la muraglia del raccordo romano, vero ostacolo per i ciclisti. Qui sopra il video di ‘sti mattacchioni bravissimi.

E’ stata posata una prima rampa autocostruita ed è stato ripulito e reso compatto il sentiero del sottopasso.
Si continua a far da sé per poter cambiare in meglio la vita ai ciclisti cittadini. In assenza di azioni amministrative, ovviamente.

Ps: oggi (10 aprile ’15) è stato terminato il percorso. Qui sotto la seconda rampa.

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Il sabotaggio del sabato santo

 

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Alle 3 del mattino del sabato prima della pasqua sento degli strani rumori per strada e mi affaccio dal balcone. Questa è la scena che ho fotografato: una squadra di operai, nel pieno della notte, disegnano queste ridicole strisce di vernice lungo la via di cui abbiamo chiesto dall’ormai lontano 16 dicembre 2014 la pedonalizzazione.
E’ stato un blitz. Un sabotaggio della lotta di civiltà che abbiamo condotto per ridare dignità a questa antica via romana, via Urbana.

Un paio di giorni prima una squadra presumo di vigili, visto che erano coordinati dalla stessa agente della polizia municipale che sosteneva la pericolosità dei parapedonali, qualche tempo fa: si veda questo post, stavano prendendo le misure della strada. La stessa agente che ieri notte sovrintendeva al blitz.
Ne sono risultate queste miserande cifre, persino diverse (la minore è sul lato destro):
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La strada che doveva essere pedonale, o almeno ristretta a 3,50 metri con due lati di paletti di parapedonali (misura transitoria individuata dal municipio Roma Centro, in attesa delle isole ambientali previste dal Piano generale del traffico urbano il cui iter di approvazione è iniziato in consiglio comunale sempre due giorni fa) grazie a questo atto di vero e proprio sabotaggio ora si trova imbrattata da queste miserrime strisce, con i pittogrammi del passaggio pedonale che presto verranno coperti da vetture:
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Qui sotto poi vedete il capolavoro: fine del divieto di sosta ambo i lati ma prosecuzione del sentierucolo pedonale. A lato del quale ovviamente ha già parcheggiato una macchina. 

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E’ stata un’imboscata vera e propria: ripeto, un atto di sabotaggio in piena notte, nel sabato precedente la pasqua, in assenza di qualsiasi informazione o cartello di avviso lavori (tant’è che alcuni tratti non sono stati verniciati per la presenza di mezzi, sempre rigorosamente abusivamente parcheggiati).
Chi ha pensato e realizzato quest’imboscata deve essere chiamato a rendere conto del suo operato. Ci auguriamo che ciò accada.

Tutto ciò accade anche grazie alla perfetta afonia del sindaco di Roma.

Santa Bibiana sempre più bella

Prosegue la riqualificazione fatta a mano del tunnel di Santa Bibiana (le precedenti puntate qui e qui) .
Una task force della scuola Di Donato, particolarmente innamorata della ciclabile popolare e composta da genitori e figli, ha abbellito il percorso con questo murale lunghissimo.
Godetevi il video, e bacidibici.