Vuoto a rendere

Tra le poche certezze della vita, a parte la sua inevitabile fine o la forza di gravità, ce n’è una tutta made in Italy: la quantità di persone trasportate in media da una singola autovettura. Questo numero è 1,2 e non cambia mai negli anni. Si trova nel Conto nazionale dei Trasporti, redatto ogni anno dal ministero delle Infrastrutture e trasporti fin dalla sua nascita. Senza offendere l’intelligenza di chi legge vorrei ribattere sul punto: ogni singola autovettura circolante in Italia porta dentro di sé una persona e qualcosina. Continue reading

La prima Critical mass di Lipari: “merito” del sindaco

Questa storia nasce da una delle tante fesserie che si vedono per strada, che cresce fino a diventare uno degli atti più insospettabili e simbolici che si potessero immaginare su un’isola, piccola ma neanche troppo, del Tirreno. Qualche tempo fa, a Lipari paese, una giovane donna fa cadere con il suo monopattino elettrico un anziano, che fortunatamente non si fa male ma comunque viene portato in ospedale. Lo scontro avviene nella vietta che porta dal centro, pedonalizzato dalle 11 alle 7 di mattina gran parte dell’anno (in inverno molto meno, dalla sera all’alba), allo scalo di Marina Corta, cuore tradizionale dell’isola. Nasce una polemica in paese, e una settimana dopo l’incidente il sindaco, Marco Giorgianni (centrodestra area Lorenzin) decide di vietare la zona pedonale… alle biciclette. Continue reading

Non ne ha parlato nessuno

 

 

 

 

 

Mi rendo conto di partecipare al gioco voluto dai radicali, far parlare di loro (unica stella polare del fu movimento per i diritti civili), però due parole sul fallito referendum “trasporto pubblico romano” mi va di dirle. Prima i numeri: 16,4% di votanti, 74% per il sì, il resto per il no. Ora passiamo alle considerazioni. Continue reading

L’unica Grande opera necessaria: la riattivazione dei cervelli

 

In bilico tra bulimia e anoressia, quello che ci ostiniamo a chiamare “sistema Italia” ha bisogno, anzi necessità, della realizzazione di una sola grande opera: il riassetto dei cervelli, la riattivazione delle sinapsi, la ristrutturazione dell’utensile chiamato logica. Altro, nella mobilità quotidiana, non ci serve e niente potrà essere utile se prima non ripassiamo dalle basi di ciò che ci rende la specie che siamo. Mentre scrivo è domenica e ascolto una radio romana -molto romana, quindi grezza- che passa rock; uno dei speaker lamenta per telefono di essere bloccato in tangenziale. Sai che novità, domenica compresa. Continue reading

La fine di Fritz

“Com’è finita con l’austriaco?”

“Mi dispiace dirtelo, ma è morto con la sua barca”.

Con questo breve scambio via Whatsapp si mette il punto a una vicenda umana che ha avuto per qualche settimana caratteristiche misteriose, anche se in almeno due sospettavamo la dinamica dell’accaduto. Continue reading

Ponte Amedeo Aosta Savoia, Roma. Secondo tentativo

Questo è un post quasi senza testo.
[vedi in fondo]

Strada rifatta un mese fa dal Comune. Ciclabile popolare rifatta dal popolo. Il primo tentativo fu durante il festieo cattolico indetto da papa Ciccio. Cancellata dai solerti funzionari, rapidissimi a nascondere ogni polvere sotto ogni tappeto.
Ma c’è gente viva in città che se ne sbatte delle mummie: vecchie, nuove o future.
[scusate la scarsa qualità iconografica]

Di ciclabili e di migranti, pensando a Prato

Qualche giorno fa la segretaria leghista di Prato ha conquistato un’evitabile notorietà pronunciando una folgorante castroneria: “le piste ciclabili servono agli immigrati”. La signora, tal Patrizia Ovattoni, è riuscita poi a mettere insieme una serie di fesserie che una persona normodotata neanche riuscirebbe a immaginare, facendo combaciare concetti quasi inavvicinabili così come lo sono i due poli identici di due calamite. Ascoltandola mi sono venuti in mente i Santarita Sakkascia, amata band romana dei ’90, nel loro brano “Sto come ‘na pigna” che illustra perfettamente lo straniamento di un devoto hard core dell’hashish.

E però c’era qualcosa che mi rigirava nella testa pensando a “Prato” e “ciclabile”, per qualche minuto non riuscivo a contestualizzare cosa. Poi improvvisamente ho ricordato di essere passato per Prato e di aver costeggiato il Bisenzio proprio lungo la ciclabile, cosa che in viaggio normalmente evito perché mi piace scorrere lungo le strade ordinarie delle città che non conosco. In quell’occasione ho fatto un bell’incontro che tra poco racconterò, e che secondo me ha molto a che fare con “bici” e “migrazione”.

Avevo da poco costruito il telaio, e poi allestito il tutto, della mia bici da viaggio, l’Utensile, e volevo provarla in assetto a pieno carico su qualche percorso di montagna. M’invento quindi una breve traversata appenninica da Bologna a Firenze per il test, a ottobre 2013. Luoghi di partigiani, la Linea Gotica, il Sentiero degli Dei, tutte cose di buon augurio per la neobici e il futuro giro del mondo.

Dopo il valico piombo a Prato come un nibbio, discesa troppo breve dopo una bellissima e lenta salita autunnale, vado a visitare i famosi opifici tessili della periferia, mi faccio cacciare da uno di questi (non volevano foto), arrivo in città. Ma volevo raggiungere presto Firenze e sveltisco la pratica attraversandola sulla ciclabile fluviale, dove incontro una coppia in tandem, Alessandro e Stefania, anche loro in fase di test per il futuro viaggio. Facciamo amicizia, che dura ancora oggi anche se i due sono al momento lontanucci, e mi accompagnano fino a Firenze lungo strade che solo loro potevano conoscere. Gli faccio provare la mia bici, scoprire i vantaggi delle selle in cuoio, confrontiamo le tecniche, immaginiamo i nostri rispettivi viaggi, pregustiamo l’ignoto, gli incontri, i popoli che incontreremo. Il loro progetto iniziale era di vivere in viaggio in tandem fermandosi a lavorare qui e lì nel sud Italia, forse in Grecia, poi boh, magari si prosegue. Cosa che -l’appetito vien mangiando- puntualmente si verifica: da allora sono in giro del mondo, iniziato nel 2014 e presumibilmente destinato a finire, ma con calma, tra qualche anno, c’è solo questo pianeta (pagina su Fb: Godimundi, @tandemworldtour). Hanno recentemente vissuto su e giù per l’Himalaya, pensavo di trovarli lì e invece sono di nuovo in Cina.

Contatto Alessandro per sapere che ne pensa della leghista. Incollo piccola parte della lunga risposta, depurata dalle contumelie: “è fuori dal mondo”. Ma è “un’occasione per sdrammatizzare e farsi due risate, invece di tendere la corda di animi impauriti. Siamo contenti se dai un po’ di voce ai pedalatori pratesi, che sicuramente saranno un po’ offesi come noi. Baci di bici dalla Cina, Alessandro e Stefania”.

E’ possibile, che nella sua grettezza, la segretaria locale leghista abbia inconsapevolmente azzeccato mischiando ciclabili e migranti: ma nel senso opposto a quello illustrato. Solo che non ha, e forse non potrà mai avere, gli strumenti per capirlo.

Sfiducia, baci e sputi

Ho già parlato, tempo fa, del mio personale metodo per catturare l’attenzione dei motorizzati e uscire indenne da incroci e convergenze, “la regola del tre” (alzare le prime tre dita di una mano, cosa che riattiva nel tenutario di volante o manubrio sinapsi sopite). Qui vorrei illustrare altri modi escogitati per avere meno danni possibili circolando in bici in città: e anticipo che non si tratta di sicurezza passiva, cioè affidata a paramenti da indossare o attrezzature da montare sul mezzo. Continue reading

La protervia del cordolo verso la brava gente in auto

Prosegue il mio insano viaggio nel disagio automobilistico romano. Dopo il surreale incontro con i soci dell’associazione Berlinguer, contrari alla ciclabile sulla Tuscolana anche perché aumenterebbe l’inquinamento, questa settimana ho voluto conoscere altra gente che protestava contro un intervento stradale, in questo caso a favore del trasporto pubblico. Continue reading