Tirare i Verdi italiani fuori dal freezer

In molti ci stiamo chiedendo come mai in Italia il partito dichiaratamente ecologista abbia fatto flop quando il resto d’Europa viaggia sostanzialmente a doppia cifra. (Perché di flop si tratta, malgrado i guaiti di soddisfazione per essere andati meglio de La Sinistra).
Sono i Verdi, che per l’occasione hanno vestito il nome di Europa Verde. Non è un travestimento ma una scelta condivisa con le altre esperienze continentali: nulla di furbo.
Intanto, scusate la noia, vorrei mostrare alcune percentuali esemplificative. I dati vedono la maggiore affermazione in Germania con quasi il 21% e la minore a Malta con 0,79%; in mezzo c’è di tutto: Belgio quasi 20%, Finlandia 16%, la Francia che ha visto la revanche di Le Pen al 13,5, Bulgaria 6,5, Lussemburgo 19, Uk 11.
In Italia 2,3%. Percentuali minori delle nostre in Grecia, Slovenia, Ungheria, Estonia, Croazia. Sono dati del sito Europeangreens.eu. Continue reading

Candidarsi è una macchia?

E mi scuso per il cognome Bonino, ma che ne sapevo allora.

Nel 2010 accettai l’offerta dei Verdi di candidarmi alle regionali del marzo di quell’anno. Sapevo benissimo che avrei fatto solo il portatore d’acqua e che non avevo nessuna chance ma accettai lo stesso. Il mio interesse era quello di alzare ancora di più l’asticella del cicloattivismo romano, che già dall’anno precedente, dopo la morte di Eva ai Fori imperiali, aveva fatto un passo in avanti uscendo dalle ciclofficine e dalla critical mass e iniziando a confrontarsi con le varie amministrazioni per negoziare miglioramenti della vita in strada. Continue reading

Cos’è giusto per le galline? Ne parla un seminario di volpi

“Consiglio di volpe, danno a gallina”, dice la saggezza popolare campana. Sta per succedere esattamente questo, l’11 aprile a Roma, grazie un breve (dalle 10 alle 12,30) seminario sulla ciclabilità che vorrebbe parlare all’Italia partendo dalla sua capitale. L’idea è della locale Agenzia per la mobilità, in collaborazione con indovinate chi? Federazione internazionale dell’automobile e Automobile club d’Italia. Gli inviti a partecipare sono stati inviati la scorsa settimana e quando me l’hanno inoltrato non riuscivo a credere ai miei occhi. Continue reading

Reato di pedalata? E noi pedaliamo di più

Giovedì scorso sono accaduti due fatti strani e, dal mio punto di vista, abbastanza inquietanti. A Torino, la sera, i poliziotti del reparto antisommossa, con tutto il loro armamentario e i furgoncini, hanno caricato i ciclisti della Critical mass, fatto poi rubricato dalle cronache come “scontri” e “tafferugli”; di solito gli scontri vedono due parti contrapposte, in questo caso invece la polizia ha caricato a sorpresa: si chiama aggressione. Continue reading

A generazione rancorosa pernacchia fragorosa

La sorte e una ragazzina mi hanno regalato uno dei momenti più belli che potessi immaginare, il Friday For Future dello scorso 15 marzo. La sorte, una ragazzina e un mucchio molto consistente, qualche milione, di ragazzini del mondo, di questo piccolo pianeta che ruota alla periferia di una galassia già di suo periferica. Appartengo a quella generazione che non ha visto il ’68 e che ha praticamente perso ogni appuntamento “riot” di rilievo. A dire il vero ha perso anche questo, perché nasce da una generazione differente dalla mia. Però almeno l’ho visto. Continue reading

“E i buoni cosa fanno?”

Partenza da Napoli, piazza del Plebiscito. Foto di Pietro Calmanti & il suo drone

L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifàr: era una costante giaculatoria di Bartali ai gregari, alla squadra, al mondo. Stranamente è stato questo ritornello del Ginettaccio ad accompagnarmi durante la Ciclostaffetta per Riace, nel mio caso circa 400 km e otto giorni di pedalata in gruppo per dare supporto al Nobel per la Pace da assegnare al paese jonico. E al suo attuale non sindaco.

Quando pedalo uso dei pensieri ossessivi e canzoni che fischietto per darmi ritmo. In viaggio il ritmo è tutto, se sei in bici; il fischiettio compulsivo è una mia caratteristica di cui non sono consapevole. Il pensiero è per lo più occasionale. Continue reading

Il paese di lamiera

Calembour nicastrense a spese di Frida Kahlo, in puro magnagrechense: mix tra dialetto locale e “buona” in greco

E così sono al sesto giorno di viaggio in bici verso Riace. Siamo rimasti in otto e abbiamo pedalato per qualche centinaio di km, quanti esattamente non so perché ho il contakm tarato male; chiederò agli altri.*

Ora siamo a Nicastro, uno dei tre paesi che collettivamente sono conosciuti come Lamezia Terme, ennesima stranezza italiana.

La sintesi di quanto fin qui provato è: l’Italia è un territorio, un insieme di conurbazioni, letteralmente seppellito sotto milioni di tonnellate di macchine.

Sono ovunque , in ogni anfratto, spuntano da ogni strada vicolo sentiero trezzera, basta che ci sia spazio ai lati e sotto, purché non si danneggi la carrozzeria o il pianale ogni spazio è Cosa Loro. In città e paesi è così ovunque.

Grazie a guide locali che di tanto in tanto ci hanno accompagnato siamo riusciti a percorrere strade semisconosciute e meno percorse da auto e camion. Brevi e bellissimi scorci di come potrebbe essere e invece non è.

Mentre scrivo sono nell’unica zona che abbia conservato la dignità architettonica e urbanistica di Nicastro, il piccolo centro medievale. Anche qui, come in altri piccoli centri visti lungo questo miniviaggio, la macchine passano quasi strisciando tra i muri e le altre lamiere accatastate nella pratica sacra del parcheggio, unico Dio.

Il nostro è un piccolo e semplice gesto per indicare lo schifo dell’emarginazione umana a fini di conquista del potere. E stiamo realizzando che siamo degli emarginati anche noi. Tant’è che il piatto legislativo che ci stanno preparando -non negativo: forse mortale- sembra nascere dalla stessa mentalità malata che ha prodotto il decreto Sicurezza, primo atto del secondo fascismo.

Domani saremo sullo Jonio, Ss 106, il demone. Pensateci.

*non si capisce

Riecco il solito obbligo di casco. Che noia

Baudelaire lo definiva spleen, rendendo popolare un termine che deriva dal greco e che significa milza, ma in epoca romantica era quella noia esistenziale che prendeva le menti più sensibili e complesse. Molto più banalmente io provo noia standard per l’ennesima strombazzata sulle “novità del codice della strada”, che da quando sono maggiorenne vengono offerte in pasto al pubblico a ogni legislatura. Neanche questa sfugge alla regola. Continue reading