Proporre il casco obbligatorio per chi va in bici è vilipendio di cadavere

 

Ormai ho una sola certezza nella mia vita di cicloattivista: a ogni allarme via stampa sulla mortalità stradale per i ciclisti salta fuori sempre l’idiozia “rendiamo obbligatorio il casco”. Succede ogni anno, più o meno in primavera, quando gli organi d’informazione, al pari di mondo vegetale o animale, stiracchia le proprie membra e si accorge che c’è gente che si muove in bici. Il passo verso l’allarme è breve: c’è gente in bici dunque rischia. La cosa viene dipinta con gli stessi toni, sempre, e con i medesimi accenti e inflessioni della descrizione di un gruppo di malcapitati in una savana ostile. Nella savana ci sono bestie grosse e pericolose (sottotesto: che ci sei andato a fare, sciagurato?), chi ci si inoltra lo fa “a suo rischio e pericolo” (cit. Dario Esposito quando era assessore a Roma, uno dei killer politici di Ignazio Marino), è in buona sostanza un deficiente che deve essere messo in grado di non nuocere a sé stesso. Continue reading

Pd romano e ciclabili: una lezione di svicolamento online

 

Si parla di ciclabilità e mobilità alternativa a Roma nel 2021 e il Pd romano rispolvera “la cura del ferro”, copyright Walter Tocci, 1996. Riassumo: la settimana scorsa pubblico un appello al nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, per invitarlo a chiedere al partito romano di smetterla di rompere le balle alle ciclabili solo perché le fa un partito concorrente. La cosa solleva un certo dibattito. Il blogger di “Vita a due ruote” organizza una diretta facebook invitando anche il segretario del Pd romano, Andrea Casu, 40 anni.

La notizia positiva è che Casu accetta. Continue reading

Caro Enrico, di’ al Pd romano di non rompere il c. alle ciclabili solo perché le fa Raggi

Saluto con piacere la nuova guida del Pd Enrico Letta, io sono di sinistra dunque non voto Pd, una parte dell’eredità della morte del Pci dovrebbe spettarmi ma mi viene negata. Mi sento tuttavia, per antico affetto (ho cominciato la mia carriera di elettore proprio col Pci), di rivolgere una richiesta al nuovo segretario, che ha annunciato di voler fare il giro delle sezioni romane tra i primi suoi atti.
La richiesta è: “Enrico, potresti dire al Pd locale di non rompere il c. alle ciclabili romane solo perché le sta facendo la giunta di Raggi?”. Continue reading

“L’ideologia è nemica dell’automobile”: lo dice l’industria automobilistica

Da molti anni sento, come tutti voi, definire l’”ideologia” -qualsiasi essa sia- come un insulto o qualcosa di cui non solo vergognarsi ma anche chiedere scusa pubblicamente per averla. Un argomento generalmente brandito da gente di destra quando ero ragazzo e dominava una certa aria di sinistra più o meno ossigenata. Recentemente l’insulto è diventato di dominio ampio e viene agitato un po’ da chiunque. Personalmente sento, con istinto animale, che le ideologie siano un bene: almeno orizzontano e danno una direzione allo stare in vita.

Ne ho avuto una sorprendente conferma leggendo uno studio dell’agosto scorso focalizzato sulle motivazioni della dipendenza dall’automobile che la nostra specie ha sviluppato in qualche manciata di decenni. Il titolo è “The political economy of car dependence: A systems of provision approach“ ed è stato pubblicato da Energy Research & Social Science, rivista di scienze sociali nata nel 2014 e diretta da un professore di Politica energetica dell’Università del Sussex, Benjamin Sovacool. Trovate tutti i riferimenti in rete. La ricerca, agghiacciante e che citerò ampiamente, è firmata da quattro ricercatori di università differenti tra cui l’italiano Giulio Mattioli.

Lo studio mette in connessione cinque aspetti: industria automotive, infrastrutture dedicate, espansione urbana, tpl e infine “la cultura dell’automobile”. L’esame dei primi quattro punti, impietoso nella sua semplice accusa al sistema automobile, è acqua fresca rispetto ai risvolti “mentali” di quella che è stata una vera invasione di spazio, tempo, economia e vivibilità ai nostri tempi. “In tutto il mondo le diverse istituzioni culturali collegate all’industria dell’auto sono riuscite ad attribuire all’automobile uno stato iconico. Ciò ha contribuito significativamente a consolidare il sistema automobile. Tali istituzioni culturali sono in grado di condizionare profondamente i comportamenti e le scelte delle persone”. Ed è solo l’inizio. Non avere l’auto, sintetizzo, viene coscientemente spinto a essere percepito come una caduta nella scala sociale, con l’obiettivo di “segmentare la popolazione” in base a schemi di riferimento, da cui derivano adorazione di oggetti diversi come pick-up, Suv e decappottabili. Ciò va avanti da così tanto tempo che ha conferito al sistema auto una velocità inerziale che potrebbe persino fare a meno della pubblicità, si legge.

Un quadro deprimente che raggiunge un’ulteriore vetta: i ricercatori hanno individuato una modalità precisa per innestare nella collettività questo fideismo, e cioé l’assenza di qualsiasi fideismo: ”il sistema automobile trae un enorme beneficio dalla creazione di un contesto decisionale apolitico, nel quale le scelte a favore delle case automobilistiche sono presentate come sinonimo di crescita economica e tutela dell’occupazione. […] Se di destra, si farà maggiormente leva sui concetti di crescita, benessere e libertà individuale, se di sinistra su quelli dell’uguaglianza delle condizioni di trasporto e accesso ai luoghi di lavoro, promozione di una società più inclusiva, etc. L’importante è che questi argomenti vengano presentati in modo tecnico, obiettivo e dunque apolitico”.

E qui, senza scomodare Gramsci, vengo al punto: sostengo da sempre che per sfuggire a una sudditanza come quella sopra delineata occorra costruire e applicare un diverso sistema valoriale, detto ideologia. Magari senza armi ma due ceffoni starebbero bene. Ora abbiamo anche una base scientifica per darli serenamente.

“Vivi. Muori. Ripeti”

In “Senza domani”, film con Tom Cruise, la solita invasione aliena occupa la Terra a partire dall’Europa. Il solito esercito umano Usa, pianifica la riscossa. C’è anche una mappa digitale. E l’Europa è invasa ovunque, persino in Italia. Ma in Italia l’invasione non scende sotto Firenze, a occhio alle porte di Roma, non so se per motivi di spazio o altro. Nel caso fosse altro la mia immaginazione ha campo libero. Forse un campo di forze impenetrabile che non consente a nessuno, neanche agli alieni, di scendere sotto un certo parallelo almeno nello Stivale. Gli alieni vengono chiamati Mimic per via della loro capacità di emulare le tattiche militari terrestri e sventarle”, (Wikipedia). Continue reading

Isteria stradale e modi di evitarla

Tutti ricorderete il mantra che ci ripetevamo durante il confinamento: “nulla sarà come prima”. Era la consueta trappola dell’ottimismo usato per non cadere nella disperazione, una specie di malattia che prende le fasce progressiste della società di cui sono affetto anch’io, e non c’è cura. Non solo non è cambiato nulla in positivo per noi che giriamo nudi di carrozzeria in strada ma lo stato dei fatti, la cosiddetta realtà delle cose, ha subito un peggioramento: per ora lieve ma non c’è segno di inversione di tendenza. Il nervosismo di chi è in macchina, una forma di isteria, già endogeno nel nostro cosiddetto popolo (passateci voi due ore al giorno in macchina, tutti i giorni di quasi tutta la vita: li capisco, non puoi non essere isterico/a) ha subito un innalzamento. Continue reading