Caro Enrico, di’ al Pd romano di non rompere il c. alle ciclabili solo perché le fa Raggi

Saluto con piacere la nuova guida del Pd Enrico Letta, io sono di sinistra dunque non voto Pd, una parte dell’eredità della morte del Pci dovrebbe spettarmi ma mi viene negata. Mi sento tuttavia, per antico affetto (ho cominciato la mia carriera di elettore proprio col Pci), di rivolgere una richiesta al nuovo segretario, che ha annunciato di voler fare il giro delle sezioni romane tra i primi suoi atti.
La richiesta è: “Enrico, potresti dire al Pd locale di non rompere il c. alle ciclabili romane solo perché le sta facendo la giunta di Raggi?”. Da lungo tempo a Roma si assiste a proteste, raccolte firme e manifestazioni contro ogni ciclabile, di qualsiasi tipo (in sede propria e doppio senso o corsia ciclabile in vernice, che io chiamo “preferenziali”) sia messa su strada dall’attuale Campidoglio. E’ una storia ormai vecchia: nel 2017 mi è capitato di assistere a una riunione convocata dal municipio a guida Pd per riaprire la discussione sulla Nomentana appena approvata, e siccome in quel caso ero il bike manager ho semplicemente dichiarato inutile la seduta “ma se volete continuiamo a parlare, tanto per fare. Di riaprire il procedimento non se ne parla”.
E’ poi venuto il noto caso del “Circolo Berlinguer” che si è messo di traverso sulla Tuscolana, da noi chiamata ormai “TuscoLane Enrico Berlinguer” perché con quei signori è finita a pernacchie pubbliche.
Non finisce certo qui, e faccio una rapida carrellata delle ultime opposizioni di marchio Pd romano. “Sono fermamente contrario alle ciclabili dannose proposte dalla giunta Raggi”, in toto: Riccardo Corbucci, coordinatore segreteria Pd romano; “Ciclabili sì ma non così” (grande classico nimby), Pd IX municipio; “Via Taranto e via La Spezia, un disastro annunciato” (le ciclabili, non la strada però), Pd VII municipio; “Ponte Sublicio-Testaccio, stop ai lavori della ciclabile!”, Pd Roma Centro.

Potrei continuare, il tempo è gentiluomo ma lo spazio tiranno. Però avrete capito il meccanismo, sempre lo stesso: l’attuale giunta vuole fare una ciclabile -di qualsiasi tipo- e l’opposizione arma un casino, forte della perdita di posti auto temuti dagli attuali romani, quindi consenso facile. Non importa dove siano, se su strade ampie o anguste, se in vernice o con separazione fisica, se semiludiche in luoghi che pochi romani hanno sentito nominare (es: via Virginia Agnelli, anche lì levata di scudi) o sulle consolari. Il posto auto viene raramente nominato, encomiabile in questo il Pd I municipio che non ha problemi a dichiararlo; più spesso sono “pericolose per i ciclisti/i pedoni anziani rischiano/i disabili hanno intralci/le alberature possono cadere in testa” e altre cosmicomiche. Appare evidente la ricerca dello scontro di facile consenso per motivi partitici. Accade un po’ ovunque in Italia, a Pescara o a Foggia. Però a Milano l’opposizione alle ciclabili di Sala la fa la destra, che sappiamo gutturale e non ci aspettiamo altro. Insomma dipende da chi governa ma del senso della cosa in sé non frega niente.

Noi tutti sappiamo che Enrico Letta vuole volare alto, ed è per questo che vorrei indicargli che laggiù in basso, sulla strada, si combatte una lotta contro la civiltà che vede da lungo tempo protagonista il suo partito.

Caro Enrico, potresti dire ai tuoi di farla finita di rompere? Oltretutto sono ridicoli, e in almeno un caso hanno persino ridicolizzato il nome dell’Enrico di prima.

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