La vera lezione del bonus bici

L’indegna figura del bonus bici è stata una gazzarra prevista da molti, da molto tempo. Non che ci voglia un luminare per prevedere che la prima giornata sarebbe cominciata, proseguita e terminata in una specie di fila alle poste nel giorno delle pensioni. Ci svela molto del modo non solo di agire ma di essere di questo dannato paese furbo e cialtrone.

Vado in ordine. Durante la sorpresona del lockdown il governo in carica ha preso alcune strade non battute in precedenza, una di queste è stata quella di incentivare la mobilità non motorizzata con il finanziamento a varie forme di spostamento personali che non siano l’automobile. Ciò accadeva in primavera quando ancora eravamo tutti rintronati dalla bastonata: meritorio, e momento eccezionale per provare a toglierci il collare che abbiamo tutti dall’inizio della motorizzazione di massa decenni fa. Collare prontamente rimesso dal sistema automotive: ci siamo ritrovati senza nessuna discussione pubblica ad agosto con un ecobonus per automobili, persino diesel. Improvvisamente. Ottima azione di lobby, complimenti autori però vi auguro il peggio.

Tornando alla vera vena eco, il governo stanzia una cifra -pure abbastanza ridicola in totale ma importante singolarmente, fino a 500 euro-. Ci mette all’incirca mezzo anno per far partire la procedura, nel frattempo i negozi di bici erano svuotati. Giunti finalmente al dunque il casino si scatena per il perverso intreccio tra folla attaccata al computer e malfunzionamento sia del sito ma soprattutto degli Spid di Poste italiane, Sielte, a tratti persino Aruba che proprio digiuna di web non è. Ripeto, casino previsto e segnalato. Parallelamente dal primo agosto il portale del Mise mette a disposizione l’ecobonus auto. Ci sono andato mentre dall’altro lato infuriava la bufera: tutto liscio come dal primo giorno. A gestire i soldi del governo sono i concessionari auto: semplice. Non devi fare quasi niente e ti ritrovi sciuésciué sconti di 1.500 euro per la macchinetta. Si sono involati quasi 500 milioni. Quindi sulla vicenda bici o sei cretino o non sai fare le cose che vanno fatte per ottenere il risultato. Non sostengo complotti: noto che un meccanismo ben oliato fluisce indisturbato, anche per un generico favore verso il settore (pil, occupazione, strategia, relazioni), e la prima novità che riguardi una ventata di aria fresca e pulita crolla su sé stessa per pura sciatteria.

Il punto è lo Spid? La mala architettura dei siti di Poste, Ambiente, chi vuoi tu? Ni. Che la burocrazia in senso lato sia un demonio flaccido e indolente lo sappiamo, lo sa anche il ministro Costa ed è inutile che oggi faccia la voce grossa, doveva farla prima. Bisognava organizzarsi, e l’abbiamo pure detto, magari ricalcando il meccanismo oliato di cui sopra. Invece ci si è crogiolati nello splendore per lasciare poi ai “tecnici” il resto. Neanche si fosse il faraone che dice “la piramide la voglio lì, fate”.

La parola chiave è organizzazione, e da noi manca quando si va su cose nuove o eretiche.

Qualsiasi artigiano sa che piano lavoro in ordine e attrezzi dedicati, al loro posto e ben mantenuti ti allontanano oltre metà della fatica. Manca questo: il saper agire in modo organizzato. Il caos bici, che probabilmente verrà rattoppato nei giorni, deriva da ciò. Nel frattempo il messaggio è chiaro: se ti compri la macchinetta no problem, se vuoi la bici preparati a soffrire. Oggi c’erano oltre 680mila persone in coda e se vi prendono fate la fine del gatto sull’Aurelia.

Prima pagina venti notizie
Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
Si costerna, s’indigna, s’impegna
Poi getta la spugna con gran dignità”

(Fabrizio De André, “Don Raffae’”)

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