Political Critical Mass a Roma

Vado subito al punto: la Critical Mass ha insegnato in pochi anni (qui a Roma circa dieci) un modo nuovo di agire e reagire a ciò che non va bene secondo un determinato modo di vedere. Si agisce senza un leader riconosciuto e l’azione funziona benissimo. Qui alcuni di noi stanno facendo funzionare questa cosa anche quando si tratta con chi amministra la città per avere miglioramenti per i ciclisti. Ora mi spiego meglio, seguitemi per un po’.

Con CM abbiamo (ri)scoperto un modo efficace di relazionarsi con ciò che tutti noi umani troviamo all’atto della nostra nascita: la cosiddetta realtà.
La realtà  ha molti aspetti, ma a mio modo di vederla sono tre quelli fondamentali per gli umani: il pollice opponibile, la comunicazione, il nomadismo ovvero lo spostamento di sé per le proprie esigenze personali e di collettività.
La mia specie, la nostra specie, è essenzialmente specializzata in queste tre qualità, insieme. Tutte insieme.
Da qualche decennio ci muoviamo male, usiamo le automobili, questa abitudine è diventata eccessiva: ci sono troppe automobili in giro e chi vuole muoversi in altri modi, come la bicicletta, ha difficoltà molto serie.
La critical mass è nata da questa esigenza: dire a tutti che le strade sono di ognuno e che non sono solo le automobili a esistere, e anzi che farebbero meglio a sparire.
Ma anche la comunicazione è sbagliata, i media hanno sempre bisogno di un leader.
Solo il pollice opponibile, finora, è fuori discussione.

Ora, per alcuni di noi è stato importante osservare come Critical Mass agisce.

Sono due le cose che hanno colpito subito di CM: nessuno sa dove si va, e nessuno è il capo, il leader, il big boss.
Certo, ci sono dei leader in ogni aggregazione umana che abbia un minimo di stabilità. Anche a Roma ci sono, ma sono leader solo per la loro personalità forte e immaginifica, non perché siano eletti o abbiamo in altro modo preso il potere. Come in tutte le Cm del pianeta, insomma.
Il non sapere qual’è il percorso non è importante, tanto nessuno di noi umani sa dove va, e possiamo anche farne a meno: l’importante è vivere una vita serena e lunga.
Fare parte di una comunità di sconosciuti che solo per un’intenzione, un caso, un sentito dire o letto da qualche parte ( o un amore che te ne ha parlato) si incontrano periodicamente per svolgere un atto semplice come girare in bicicletta nelle strade della propria città è un sollievo come bere acqua quando si ha sete. Incontri sconosciuti che fanno quello che sogni da sempre quando sei solo: “e se fossimo tanti? ma davvero tanti ad andare in strada?”. E questo accade in CM. E poi c’è di più: il secondo passo, e secondo me il vero insegnamento della CM, è l’assenza di un leader riconosciuto. E questo fa venire in mente molte cose. Molte, molte cose. Che poi si mettono in atto.

Per esempio qui a Roma, Italia, stiamo provando a cambiare un po’ il modo collettivo di vivere in strada non solo facendo CM, ma anche con organizzazioni -spontanee come la CM- che non hanno leader riconosciuti, e che hanno rapporti con i media e con le istituzioni.
Io faccio parte di una di queste. Noi adesso abbiamo una voce ascoltata dagli altri che non pedalano, grazie ai media. E diciamo cose che hanno un valore collettivo: parliamo di ciclabilità oggi a Roma e di come aumentarla.

Può essere chiunque di noi a parlare, con un minimo di accordo collettivo, ma tutti possono fare comunicati stampa o chiamare questo o quell’amministratore pubblico. Chiunque di noi può parlare con il sindaco di Roma o con i suoi delegati, la fiducia degli altri è assicurata. Il gruppo a cui partecipo io è stato formato prima da 6 persone poi diventate  8, ora 11 ma tutte con un consenso non esattamente quantificabile -ma parecchio esteso-  tra il ciclismo urbano romano. Nessuno a Roma ha idea di chi siamo ma ci presentiamo sempre sotto un nome collettivo che a seconda delle nostre provenienze e iniziative cambia. A volte è un nome, a volte un altro.
I media hanno imparato a fidarsi di noi, un po’ per le cose che abbiamo fatto e un po’ perché il territorio che noi viviamo viene vissuto anche dalle persone che fanno parte dei media: noi parliamo di una nuova civiltà dello spostamento personale attraverso l’uso della bici, loro sanno che Roma è nel caos e capiscono bene l’argomento, sanno che la ciclabilità è una soluzione che a Roma ancora stenta a nascere, ci ascoltano e diffondono ciò che abbiamo da dire.
Il potere legge i media e si preoccupa: quindi cerca di avere rapporti con noi, ma non sa chi è Il Capo: che infatti non c’è, come in CM.
Quando ci capita di parlare con Il Potere, noi ci presentiamo spesso con qualcuno di diverso, o sempre le stesse persone ma con altri ruoli. A volte queste persone parlano, a volte tacciono, a volte portano esperienze scritte, altre volte litigano.
Il Potere non sa bene con chi parlare, ma sente le cose che abbiamo da dire perché non può avere accordi sottobanco con il Capo, perché non esiste.
Queste cose nascono da un accordo collettivo. L’intenzione di ottenere miglioramenti è collettiva, il Capo non deve esistere. Il confronto con il Potere c’è, ma l’interlocutore è senza vertice, siamo tutti vertice, siamo tutti davanti a turno casuale, se ci va, e chi si trova davanti in quel momento è la guida, con il silenzioso accordo di tutti.
Un esempio: a febbraio del 2011 ci siamo trovati nella condizione di essere convocati da un assessore (uno degli uomini al governo di Roma), che ha scritto a questo gruppo per vedere di trovare un accordo su alcune nostre richieste rilanciate dai media. Siamo intervenuti noi del gruppo anonimo, sotto il nome di coordinamento “Di Traffico Si Muore”, e abbiamo invitato anche altri gruppi “tradizionali” che si occupano di ciclabilità. L’uomo in questione ha ascoltato solo i presidenti di queste associazioni, ma quando parlavamo noi ha ascoltato TUTTI i membri che del gruppo anonimo, contribuendo a formarsi un’opinione più completa. Molte delle cose che abbiamo detto si sono poi realizzate: quell’uomo aveva istintivamente capito la qualità delle persone, e la qualità di queste persone era amplificata dalla consapevolezza di parlare non solo per sé ma anche per altri, e questo senza un mandato popolare: quindi una responsabilità maggiore. Altri incontri hanno confermato l’efficacia di questo approccio.

Qui a Roma, oggi 2012, venti anni dopo la prima CM in bici del mondo e 10 anni dopo la prima CM romana, stiamo sperimentando una CM politica. A volte funziona, a volte no. Ma abbiamo appena cominciato.

Ps:

Da quando ho scritto questo contributo, il 5 febbraio 2012, in Italia è scoppiata una specie di rivoluzione ciclistica, con le stesse identiche caratteristiche di quanto avevo scritto prima che succedesse. Un gruppo trasversale e orizzontale di circa 30 bloggers tra cui me ha dato vita ad un movimento spontaneo chiamato #salvaiciclisti, che in meno di due mesi ha superato le 15.000 adesioni ed è diventato un attore molto ascoltato da media e politica. In meno di dieci giorni abbiamo ottenuto la presentazione di un progetto di legge firmato da decine di parlamentari che riprende punto per punto le nostre richieste. Abbiamo organizzato una grande manifestazione a Roma, il 28 aprile, in contemporanea con un’analoga manifestazione a Londra,  per chiedere che l’Italia diventi finalmente un paese dove la bicicletta venga rispettata e incentivata nelle città, per una mobilità dolce e a impatto zero: al momento in cui scrivo, 7 aprile 2012, non ho idea se la partecipazione sarà numerosa o no: ma il fermento che si sente in giro, la grande notorietà del movimento e il fatto che ne parlino tutti mi fa sospettare che saremo migliaia.
Naturalmente, in pieno stile “political critical mass”, anche qui (soprattutto qui) non esiste un capo, e a coordinare le azioni del gruppo (blitz, flash mob, articoli, interventi in radio e tv, delegazioni che parlano con politici e amministratori) è un collettivo anche in questo caso anonimo e ignoto a tutti, formato dai bloggers originari, in regime di autocontrollo e fiducia totali. Tutto ciò che facciamo ha due caratteristiche fondamentali: consenso condiviso e attenzione, ascolto delle ragioni di tutti. Vince sempre l’idea sentita come migliore e più efficace. Finora non abbiamo sbagliato un colpo.
Però, visto che sempre più persone e sempre più spesso chiedevano “chi è il leader?” (media e politici ma anche persone “normali”), abbiamo pensato di fornirgli un fake leader: Pio La Bici (Kip The Bike), che in italiano sembra un nome vero, e abbiamo fornito la fotografia: un bambino che dorme con una mano appoggiata alla bicicletta. Hanno finalmente smesso di chiedersi chi è il Capo, e noi possiamo continuare a lavorare con il nostro stile, quello del mondo nuovo. Il Potere non riesce a capire, naturalmente. E questo ci dà una forza ancora maggiore.

pps:
Aggiornamento al 24 novembre 2012.
Dal 7 aprile 2012, data in cui ho scritto ciò che leggete sopra, è accaduto di tutto. Al di là di ogni aspettativa, la manifestazione del 28 aprile ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, probabilmente 50.000. Abbiamo sorpreso un intero paese, e soprattutto noi.  Una grande prova di tutti i ciclisti quotidiani e non italiani, che a gruppi di decine e centinaia si sono spostati dalle loro città per venire a Roma e dire: l’Italia deve cambiare strada. Due giorni dopo il movimento ha proposto la diffusione della campagna in tutta Italia, sempre senza alcun controllo né di vertice né comunque centralistico, e sono nate decine di sezioni territoriali di #salvaiciclisti. Per la manifestazione sono stati spesi meno di 800 euro, e alla fine del concentramento abbiamo invaso roma in almeno tre critical mass enormi. Da sottolineare che andando via dai Fori imperiali per terra non si riusciva a scorgere neanche la carta di una caramella. Fluidi e puliti come l’acqua.
Da allora ci sono state altre novità:
– il 16 giugno un gruppo allargato tra attivisti, associazioni e istituzioni si è incontrato a Reggio Emilia per gettare le basi degli “Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova”, da organizzare per ottobre. In attesa di ottobre sono partite altre due campagne a nome #salvaiciclisti, una per far riconoscere il diritto all’assicurazione lavorativa in caso di incedente durante il percorso casa-lavoro, che chissà perché in Italia non è prevista; e una raccolta di firme on line per ottenere l’abbassamento del limite di velocità in città (tutte le città) da 50 a 30 km/h.
La pausa estiva non c’è stata: abbiamo reagito alla proposta di un noto mensile di automobili, che chiedeva una norma che rendesse obbligatorio il caschetto (inutile in caso di impatto sopra i 25 km/h), e questo in pieno agosto; e in diverse città sono nate iniziative per miglioramenti di dettaglio.
Il 5 e 6 ottobre gli Stati generali di Reggio Emilia: iscritti  in oltre 1.000, 530 hanno attivamente partecipato in 5 gruppi di lavoro, direttamente o fiancheggiando, per la redazione del “Libro rosso della ciclabilità e della mobilità nuova”, un testo che mette insieme proposte operative, best practices e una serie di indicazioni per il cambiamento del modello culturale italiano in strada. A redigerlo, fianco a fianco, i massimi esperti italiani e l’attivismo di base, assistiti solo operativamente dall’Associazione nazionale dei comuni italiani e dal comune di Reggio Emilia.

Diverse sono state le altre occasioni in cui il movimento si è fatto sentire, l’ultima delle quali è stata una seconda manifestazione nazionale in seguito all’orribile morte di una ragazzina diciassettenne nella provincia di Lodi, investita da un Suv che si è fermato solo dopo 300 metri, tanta era la sua velocità. In 32 città, venerdì 16 novembre, si sono svolte manifestazioni spontanee, senza alcuna richiesta di nulla osta a chicchessia. A Roma un migliaio di ciclisti si è attestato davanti al palazzo del Quirinale senza preavviso. A sorpresa, una delegazione è stata ricevuta da uno dei consiglieri del presidente della Repubblica, a cui hanno consegnato una lettera aperta scritta sull’onda di rabbia per la morte della ragazza (di cui mi rifiuto, per rispetto, di dire il nome anche se è stato scritto ovunque) e il Libro rosso”. Le prospettive di un sempre maggior accesso all’attenzione pubblica dei temi della ciclabilità continuano a crescere ininterrottamente da 9 mesi.

E il tutto, naturalmente, senza organizzazione verticistica o leader riconosciuti. Critical mass anche nella politica: la forza di una massa cosciente è immensa e cambia il mondo.

Per informazioni sul movimento e sui risultati degli Stati generali:
www.salvaiciclisti.it

http://statigeneralibici.it/

 

Rotafixa.
Bike welder, bike painter, bike writer, bike dreamer, daily biker: biker.

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Political Critical Mass a Roma

Vado subito al punto: la Critical Mass ha insegnato in pochi anni (qui a Roma circa dieci) un modo nuovo di agire e reagire a ciò che non va bene secondo un determinato modo di vedere. Si agisce senza un leader riconosciuto e l’azione funziona benissimo. Qui alcuni di noi stanno facendo funzionare questa cosa anche quando si tratta con chi amministra la città per avere miglioramenti per i ciclisti. Ora mi spiego meglio, seguitemi per un po’.

Con CM abbiamo (ri)scoperto un modo efficace di relazionarsi con ciò che tutti noi umani troviamo all’atto della nostra nascita: la cosiddetta realtà.
La realtà  ha molti aspetti, ma a mio modo di vederla sono tre quelli fondamentali per gli umani: il pollice opponibile, la comunicazione, il nomadismo ovvero lo spostamento di sé per le proprie esigenze personali e di collettività.
La mia specie, la nostra specie, è essenzialmente specializzata in queste tre qualità, insieme. Tutte insieme.
Da qualche decennio ci muoviamo male, usiamo le automobili, questa abitudine è diventata eccessiva: ci sono troppe automobili in giro e chi vuole muoversi in altri modi, come la bicicletta, ha difficoltà molto serie.
La critical mass è nata da questa esigenza: dire a tutti che le strade sono di ognuno e che non sono solo le automobili a esistere, e anzi che farebbero meglio a sparire.
Ma anche la comunicazione è sbagliata, i media hanno sempre bisogno di un leader.
Solo il pollice opponibile, finora, è fuori discussione.

Ora, per alcuni di noi è stato importante osservare come Critical Mass agisce.

Sono due le cose che hanno colpito subito di CM: nessuno sa dove si va, e nessuno è il capo, il leader, il big boss.
Certo, ci sono dei leader in ogni aggregazione umana che abbia un minimo di stabilità. Anche a Roma ci sono, ma sono leader solo per la loro personalità forte e immaginifica, non perché siano eletti o abbiamo in altro modo preso il potere. Come in tutte le Cm del pianeta, insomma.
Il non sapere qual’è il percorso non è importante, tanto nessuno di noi umani sa dove va, e possiamo anche farne a meno: l’importante è vivere una vita serena e lunga.
Fare parte di una comunità di sconosciuti che solo per un’intenzione, un caso, un sentito dire o letto da qualche parte ( o un amore che te ne ha parlato) si incontrano periodicamente per svolgere un atto semplice come girare in bicicletta nelle strade della propria città è un sollievo come bere acqua quando si ha sete. Incontri sconosciuti che fanno quello che sogni da sempre quando sei solo: “e se fossimo tanti? ma davvero tanti ad andare in strada?”. E questo accade in CM. E poi c’è di più: il secondo passo, e secondo me il vero insegnamento della CM, è l’assenza di un leader riconosciuto. E questo fa venire in mente molte cose. Molte, molte cose. Che poi si mettono in atto.

Per esempio qui a Roma, Italia, stiamo provando a cambiare un po’ il modo collettivo di vivere in strada non solo facendo CM, ma anche con organizzazioni -spontanee come la CM- che non hanno leader riconosciuti, e che hanno rapporti con i media e con le istituzioni.
Io faccio parte di una di queste. Noi adesso abbiamo una voce ascoltata dagli altri che non pedalano, grazie ai media. E diciamo cose che hanno un valore collettivo: parliamo di ciclabilità oggi a Roma e di come aumentarla.

Può essere chiunque di noi a parlare, con un minimo di accordo collettivo, ma tutti possono fare comunicati stampa o chiamare questo o quell’amministratore pubblico. Chiunque di noi può parlare con il sindaco di Roma o con i suoi delegati, la fiducia degli altri è assicurata. Il gruppo a cui partecipo io è stato formato prima da 6 persone poi diventate  8, ora 11 ma tutte con un consenso non esattamente quantificabile -ma parecchio esteso-  tra il ciclismo urbano romano. Nessuno a Roma ha idea di chi siamo ma ci presentiamo sempre sotto un nome collettivo che a seconda delle nostre provenienze e iniziative cambia. A volte è un nome, a volte un altro.
I media hanno imparato a fidarsi di noi, un po’ per le cose che abbiamo fatto e un po’ perché il territorio che noi viviamo viene vissuto anche dalle persone che fanno parte dei media: noi parliamo di una nuova civiltà dello spostamento personale attraverso l’uso della bici, loro sanno che Roma è nel caos e capiscono bene l’argomento, sanno che la ciclabilità è una soluzione che a Roma ancora stenta a nascere, ci ascoltano e diffondono ciò che abbiamo da dire.
Il potere legge i media e si preoccupa: quindi cerca di avere rapporti con noi, ma non sa chi è Il Capo: che infatti non c’è, come in CM.
Quando ci capita di parlare con Il Potere, noi ci presentiamo spesso con qualcuno di diverso, o sempre le stesse persone ma con altri ruoli. A volte queste persone parlano, a volte tacciono, a volte portano esperienze scritte, altre volte litigano.
Il Potere non sa bene con chi parlare, ma sente le cose che abbiamo da dire perché non può avere accordi sottobanco con il Capo, perché non esiste.
Queste cose nascono da un accordo collettivo. L’intenzione di ottenere miglioramenti è collettiva, il Capo non deve esistere. Il confronto con il Potere c’è, ma l’interlocutore è senza vertice, siamo tutti vertice, siamo tutti davanti a turno casuale, se ci va, e chi si trova davanti in quel momento è la guida, con il silenzioso accordo di tutti.
Un esempio: a febbraio del 2011 ci siamo trovati nella condizione di essere convocati da un assessore (uno degli uomini al governo di Roma), che ha scritto a questo gruppo per vedere di trovare un accordo su alcune nostre richieste rilanciate dai media. Siamo intervenuti noi del gruppo anonimo, sotto il nome di coordinamento “Di Traffico Si Muore”, e abbiamo invitato anche altri gruppi “tradizionali” che si occupano di ciclabilità. L’uomo in questione ha ascoltato solo i presidenti di queste associazioni, ma quando parlavamo noi ha ascoltato TUTTI i membri che del gruppo anonimo, contribuendo a formarsi un’opinione più completa. Molte delle cose che abbiamo detto si sono poi realizzate: quell’uomo aveva istintivamente capito la qualità delle persone, e la qualità di queste persone era amplificata dalla consapevolezza di parlare non solo per sé ma anche per altri, e questo senza un mandato popolare: quindi una responsabilità maggiore. Altri incontri hanno confermato l’efficacia di questo approccio.

Qui a Roma, oggi 2012, venti anni dopo la prima CM in bici del mondo e 10 anni dopo la prima CM romana, stiamo sperimentando una CM politica. A volte funziona, a volte no. Ma abbiamo appena cominciato.

Ps:

Da quando ho scritto questo contributo, il 5 febbraio 2012, in Italia è scoppiata una specie di rivoluzione ciclistica, con le stesse identiche caratteristiche di quanto avevo scritto prima che succedesse. Un gruppo trasversale e orizzontale di circa 30 bloggers tra cui me ha dato vita ad un movimento spontaneo chiamato #salvaiciclisti, che in meno di due mesi ha superato le 15.000 adesioni ed è diventato un attore molto ascoltato da media e politica. In meno di dieci giorni abbiamo ottenuto la presentazione di un progetto di legge firmato da decine di parlamentari che riprende punto per punto le nostre richieste. Abbiamo organizzato una grande manifestazione a Roma, il 28 aprile, in contemporanea con un’analoga manifestazione a Londra,  per chiedere che l’Italia diventi finalmente un paese dove la bicicletta venga rispettata e incentivata nelle città, per una mobilità dolce e a impatto zero: al momento in cui scrivo, 7 aprile 2012, non ho idea se la partecipazione sarà numerosa o no: ma il fermento che si sente in giro, la grande notorietà del movimento e il fatto che ne parlino tutti mi fa sospettare che saremo migliaia.
Naturalmente, in pieno stile “political critical mass”, anche qui (soprattutto qui) non esiste un capo, e a coordinare le azioni del gruppo (blitz, flash mob, articoli, interventi in radio e tv, delegazioni che parlano con politici e amministratori) è un collettivo anche in questo caso anonimo e ignoto a tutti, formato dai bloggers originari, in regime di autocontrollo e fiducia totali. Tutto ciò che facciamo ha due caratteristiche fondamentali: consenso condiviso e attenzione, ascolto delle ragioni di tutti. Vince sempre l’idea sentita come migliore e più efficace. Finora non abbiamo sbagliato un colpo.
Però, visto che sempre più persone e sempre più spesso chiedevano “chi è il leader?” (media e politici ma anche persone “normali”), abbiamo pensato di fornirgli un fake leader: Pio La Bici (Kip The Bike), che in italiano sembra un nome vero, e abbiamo fornito la fotografia: un bambino che dorme con una mano appoggiata alla bicicletta. Hanno finalmente smesso di chiedersi chi è il Capo, e noi possiamo continuare a lavorare con il nostro stile, quello del mondo nuovo. Il Potere non riesce a capire, naturalmente. E questo ci dà una forza ancora maggiore.

pps:
Aggiornamento al 24 novembre 2012.
Dal 7 aprile 2012, data in cui ho scritto ciò che leggete sopra, è accaduto di tutto. Al di là di ogni aspettativa, la manifestazione del 28 aprile ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, probabilmente 50.000. Abbiamo sorpreso un intero paese, e soprattutto noi.  Una grande prova di tutti i ciclisti quotidiani e non italiani, che a gruppi di decine e centinaia si sono spostati dalle loro città per venire a Roma e dire: l’Italia deve cambiare strada. Due giorni dopo il movimento ha proposto la diffusione della campagna in tutta Italia, sempre senza alcun controllo né di vertice né comunque centralistico, e sono nate decine di sezioni territoriali di #salvaiciclisti. Per la manifestazione sono stati spesi meno di 800 euro, e alla fine del concentramento abbiamo invaso roma in almeno tre critical mass enormi. Da sottolineare che andando via dai Fori imperiali per terra non si riusciva a scorgere neanche la carta di una caramella. Fluidi e puliti come l’acqua.
Da allora ci sono state altre novità:
– il 16 giugno un gruppo allargato tra attivisti, associazioni e istituzioni si è incontrato a Reggio Emilia per gettare le basi degli “Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova”, da organizzare per ottobre. In attesa di ottobre sono partite altre due campagne a nome #salvaiciclisti, una per far riconoscere il diritto all’assicurazione lavorativa in caso di incedente durante il percorso casa-lavoro, che chissà perché in Italia non è prevista; e una raccolta di firme on line per ottenere l’abbassamento del limite di velocità in città (tutte le città) da 50 a 30 km/h.
La pausa estiva non c’è stata: abbiamo reagito alla proposta di un noto mensile di automobili, che chiedeva una norma che rendesse obbligatorio il caschetto (inutile in caso di impatto sopra i 25 km/h), e questo in pieno agosto; e in diverse città sono nate iniziative per miglioramenti di dettaglio.
Il 5 e 6 ottobre gli Stati generali di Reggio Emilia: iscritti  in oltre 1.000, 530 hanno attivamente partecipato in 5 gruppi di lavoro, direttamente o fiancheggiando, per la redazione del “Libro rosso della ciclabilità e della mobilità nuova”, un testo che mette insieme proposte operative, best practices e una serie di indicazioni per il cambiamento del modello culturale italiano in strada. A redigerlo, fianco a fianco, i massimi esperti italiani e l’attivismo di base, assistiti solo operativamente dall’Associazione nazionale dei comuni italiani e dal comune di Reggio Emilia.

Diverse sono state le altre occasioni in cui il movimento si è fatto sentire, l’ultima delle quali è stata una seconda manifestazione nazionale in seguito all’orribile morte di una ragazzina diciassettenne nella provincia di Lodi, investita da un Suv che si è fermato solo dopo 300 metri, tanta era la sua velocità. In 32 città, venerdì 16 novembre, si sono svolte manifestazioni spontanee, senza alcuna richiesta di nulla osta a chicchessia. A Roma un migliaio di ciclisti si è attestato davanti al palazzo del Quirinale senza preavviso. A sorpresa, una delegazione è stata ricevuta da uno dei consiglieri del presidente della Repubblica, a cui hanno consegnato una lettera aperta scritta sull’onda di rabbia per la morte della ragazza (di cui mi rifiuto, per rispetto, di dire il nome anche se è stato scritto ovunque) e il Libro rosso”. Le prospettive di un sempre maggior accesso all’attenzione pubblica dei temi della ciclabilità continuano a crescere ininterrottamente da 9 mesi.

E il tutto, naturalmente, senza organizzazione verticistica o leader riconosciuti. Critical mass anche nella politica: la forza di una massa cosciente è immensa e cambia il mondo.

Per informazioni sul movimento e sui risultati degli Stati generali:
www.salvaiciclisti.it

http://statigeneralibici.it/

 

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