Quanto misura un chilometro?

La percezione delle distanze è influenzata da due fattori principali e qualcun altro accessorio. I due fattori sono essenzialmente il tempo e l’urbanistica. Se per fare, poniamo, 5 km ci metto un’ora, quei 5.000 metri mi sembreranno molti di più. La lunghezza resta identica ma il tempo che scorre interviene a confonderne la misura. L’urbanistica ci mette il suo carico ulteriore: se in quei 5 km attraverso zone disomogenee di città, avrò l’impressione di aver viaggiato molto più dell’effettiva distanza. Esempio romano: se parto dal Colosseo e voglio raggiungere piazza San Giovanni, quella del concertone del primo maggio, avrò attraversato due tipologie di città, 3 se oltrepasso gli archi da cui inizia via Appia nuova: la zona monumentale, quella piemontese delle pendici dell’Esquilino, oltrepassando gli archi mi troverò nella città moderna con i suoi anonimi palazzoni. E avrò percorso 2 km.

Vado spesso a trovare, dal centro, i miei anziani genitori, che abitano quasi a ridosso del Raccordo anulare: non vado in linea retta e la distanza varia tra i 12 e i 13 km: sarebbero circa 10 se andassi lungo l’Appia, ma il percorso è sgradevole e lo evito. Nel percorso la città cambia almeno cinque volte tipologia urbanistica, 6 se passo per sterrati. Proprio in una di queste occasioni ho avuto un’idea: realizzare una mappa di Roma con cerchi concentrici a partire dal Colosseo e raggio di 2 km in 2 km, per mostrare quali siano le effettive -ed esigue- distanze in città. Coinvolgo l’amico architetto e mettiamo a punto una mappa, subito messa a disposizione sul web.

E qui sono iniziate le sorprese: la mappa ha avuto un’immediata diffusione sui social, con decine di commenti. Perché questi commenti? In fin dei conti si tratta di mostrare un dato misurato e verificabile, no? Neanche per idea. Pur avendo dimostrato graficamente che in 5 cerchi concentrici (ovvero 10 km) si raggiunge quasi ogni punto della città racchiusa nel Gra, i commentatori, semplicemente, non ci credevano. Molte le negazioni: l’assenza di percorsi diretti (falso: Roma ha consolari radiali), gli immancabili 7 colli (pendenze ridicole e al centro, oltretutto i colli sono 6 dopo che Mussolini rase al suolo la Velia per fare i Fori Imperiali), il traffico pericoloso, il caldo, il freddo, la pioggia. Tutto il solito armamentario precotto. Che, tuttavia, non scalfiva minimamente il crudo fatto: la massima parte della città è racchiusa in un diametro di 20 km.

All’esperimento si è interessato il sito Mobilita.org, che si occupa dal basso degli spostamenti in Italia: ha rilanciato il caso romano e lo ha replicato in diverse altre città capoluogo: la prima è stata Palermo, poi Catania, Napoli, Cagliari, Torino, Bologna. A breve ci saranno Milano e Firenze.

Ebbene, in ciascuno di questi casi i rilievi e le dinamiche della discussione sono stati identici a quelli romani: “è irrealistico”, le pendenze, i tratti arzigogolati, pioggia, freddo, tempesta, traffico, le cavallette. Un fenomeno tutto sommato divertente se non fosse parzialmente tragico: l’utente della strada contemporaneo, di fatto, vive in una bolla percettiva che falsa ogni sua valutazione reale; e fin qui va bene. E’ però impressionante vedere che persino di fronte alla dimostrazione grafica, e soprattutto semplice, alla portata cognitiva di chiunque, dell’estensione urbana, l’abitante medio tende a rifiutarne la realtà.

Insomma, quanto è lungo un km? Ok, mille metri, bravi. La misura del passo è stata codificata dai romani ed è pari a 74 cm. Mille metri, cioè un km, sono 1351 passi. Qualche pedalata. Troppo?

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