Cinque proposte e un suggerimento al governo

Testardi e disperati come solo gli ottimisti in pericolo di vita sanno essere, gli attivisti che animano la “ciclolobby” hanno messo a punto un documento di proposte per il nuovo governo, con idee piuttosto innovative per il nostro arretrato paese. L’occasione è stata data grazie a un contatto diretto con il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che incautamente aveva invitato alcuni di noi a un convegno. Qui di seguito faccio una sintesi spiegata del documento, che contiene cinque proposte e un suggerimento che sembra banale ma tocca un punto dolente della classica inconsistenza italiana: non esiste, ufficialmente, alcuna definizione di cosa sia “mobilità sostenibile”, con il rischio di infilarci dentro quindi qualsiasi schifezza, per esempio i Suv a idrogeno o elettrici. Si chiede al ministro di dare una definizione, cosa fattibile con semplice e rapido decreto ministeriale che recepisca semplicemente quanto già scritto in tomi di letteratura scientifica, naturalmente rimasti inascoltati.

Le proposte. Prima su tutte la richiesta di puntare bei quattrini sulla mobilità dolce: 1 miliardo in 10 anni. Il modello di riferimento è quello già adottato per garantire investimenti strutturali e continuativi nel tempo per la realizzazione della Rete delle Ciclovie Nazionali, quindi va solo riempito di soldi.

Seconda proposta, un bonus bici: incentivi almeno per tre anni per l’acquisto di biciclette nuove, destinate all’uso urbano, sul modello inglese “Cycle to Work Scheme”, o come bonus all’acquisto, o come deduzione o detrazione Irpef al 50% della spesa sostenuta; in concreto, fino a 300€ per bici convenzionale, fino a 400€ per la pieghevole, fino a 800€ per la pedalata assistita, fino a 1.200€ per la cargo/risciò e fino a 1.500€ per la cargo/risciò assistita.

Tre: incentivi fiscali per le imprese che favoriscono l’uso della bici sia per i lavoratori sia nelle loro attività; sgravi su Iva, Tari e le altre tasse per quelle imprese, in particolare, che offrono incentivi economici per chi usa ogni giorno la bicicletta, depositi biciclette protetti, attrezzature per i dipendenti (compresi docce e spogliatoi), acquisto app e dispositivi per certificare i percorsi, bonus in busta paga, flotte bici aziendali.
Quarta proposta: spingere fortemente sulla formazione alla mobilità attiva iniziando dalla scuola. Soldi per progetti di bicibus, pedibus e allontanamento delle automobili dalle scuole. Il finanziamento dei progetti può comprendere i costi per le attrezzature destinate agli scolari e agli accompagnatori, quali pettorine e caschi, la remunerazione degli accompagnatori, oneri assicurativi e degli operatori coinvolti dai progetti, attrezzature necessarie all’allontanamento del traffico dalle scuole negli orari di entrata/uscita, rastrelliere bici e cicloparcheggi coperti nei cortili scolastici.

Infine, mettere mano a una campagna comunicativa senza precedenti nella storia del paese, cercando in tutti i modi di ossessionare chi ancora si sposta in automobile spiegando loro, con tecniche il più possibile efficaci, che dovrebbe smetterla non appena possibile, e mostrare come sia possibile già oggi. Inoltre, “sarebbe utile che il Governo mettesse lo Stato nelle condizioni di esercitare la propria funzione direttiva finanziando corsi di formazioni per i tecnici, finalizzati all’acquisizione delle competenze necessarie” al cambiamento richiesto: una formula gentile per chiarire che consideriamo estremamente inadeguati gli attuali “esperti” ministeriali.

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