La regola del tre

Voglio illustrare il mio modo di affrontare gli incroci con i veicoli motorizzati, compreso attraversamenti o cambi di corsia. La chiamo “la regola del tre” e tra un po’ ve la spiego però prima serve qualche premessa e un disclaimer accompagnato dai dovuti scongiuri: uso questo metodo da parecchi anni e sono ancora in vita e sano. Le premesse sono note a chiunque si sposti in bicicletta: di fatto siamo invisibili agli occhi degli automobilisti (qualcosina meno dai motociclisti, i nostri cugini minori che devono ancora passare all’età adulta, e comunque sono molto attenti al loro percorso e sono molto meno ingombranti). Questa affermazione deriva anzitutto dall’osservazione empirica collettiva, sapienza popolare che in un caso è anche sfociata in una maglietta diffusa con successo da Borracce di Poesia (“Intermittenti e catarifrangenti/Mi lampeggiano persino i denti/Le luci sul casco e sul cerchione/Eppure mica frena quel coglione”). Ma è anche supportata da dati scientifici: è di qualche giorno fa uno studio australiano pubblicato dallo statunitense Journal of humans factors and ergonomics society (da noi rilanciato solo dal portale specializzato Bikeitalia.it), che ha certificato la sindrome di “inattentional blindness”, cecità da disattenzione, in chi è alla guida di un’automobile. Il fenomeno, sintetizzo, si verifica particolarmente con ciclisti e pedoni, ed è dovuto al fatto che la guida coinvolge una serie troppo lunga di stimoli, e alcuni di questi, quelli considerati secondari dal giudatore (ovvero noi utenti esposti) vengono tranquillamente rimossi: di fatto, costoro non ci vedono. Il fenomeno è antropico dunque mondiale, e in Italia è aggravato dal maledetto uso dello smartphone. Fin qui l’enunciazione del problema, e le sue prove. Passiamo al metodo.

Occorre, dunque, riportare alla corretta vigilanza il tipo o la tipa che la maglietta sopra citava. Il problema è come fare. Le luci possono anche essere confuse nel traffico generalista e pur essendo d’aiuto non sono risolutive, e soprattutto di giorno sono totalmente inefficaci. Escluso, ma solo per successivi problemi, una potente scacciacani e testato come inefficace il campanello non resta che la gestualità.

La “regola del tre” prevede l’uso di tre dita (pollice, indice, medio) di una delle mani. Qui c’è solo la mia osservazione empirica ma dalla casistica piuttosto ampia, ma tutte le altre combinazioni portano ad essere interpretate diversamente dall’automobilista.

Con le cinque o quattro dita il tipo della maglietta interpreta “aspetta”, quindi s’indigna nella sua regalità e non intende aspettare; con un dito secondo sua maestà stai chiedendo permesso, e chi siamo noi per intralciare la regal corsa; con due potrebbe andare ma è equivoco, potrebbe ragionare su una cosa diversa, tipo la vittoria di una squadra di calcio, perde concentrazione e l’effetto voluto si vanifica. Dunque tre: questo perché non ha alcun significato ma è evidentemente un messaggio, inequivocabilmente numerico, e ha l’effetto di svegliare dal suo torpore il tizio evocato dalla maglietta: “perché mi sta dicendo tre?”, e voi siete già altrove. Provatelo, funziona.

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