Lettera a un’amica che non c’è più

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Ciao Eva, sono Paolo. Non ti scrivo dal 24 giugno 2016, anche perché ho poche novità da raccontarti e anche un po’ di vergogna a scriverti dopo averti detto ingenuamente “ce la stiamo facendo”.
Tu sei morta da quasi 8 anni. Non molto è cambiato a Roma da quando avevi 28 anni. Abbiamo messo, in tanti, il massimo impegno per portare serenità nelle strade ed evitare che altri, come te, venissero uccisi in strada. Sai già che si è creata una comunità, molto determinata, in seguito alla tua morte. Queste persone hanno anche compiuto atti non del tutto legittimi, disegnando senza alcuna ufficialità delle corsie ciclabili in posti dove se ne sentiva il bisogno. Ci siamo prima raccolti in movimento, poi abbiamo anche creato un soggetto ufficiale per poter avere ascolto in buona e dovuta forma, però a lungo questo non ha portato risultati concreti.
Qualcosa tuttavia si sta muovendo, anche se con una lentezza che ti sembrerebbe assurda, così come lo sembra a noi. D’altronde anche tu eri come noi, trovavi molto semplice andare verso il cambiamento e lo praticavi in prima persona. Come tutti noi.

Oggi ho fatto un piccolo sopralluogo nel tunnel di santa Bibiana -tu non puoi saperlo, ma lì la comunità dei ciclisti ha deciso di iniziare a mettere mano in prima persona a Roma, visto che nessuno lo faceva-. Adesso, dopo tanto insistere, si sta attrezzando quel sottopasso ferroviario per un passaggio abbastanza in sicurezza di chi si muove in bici tra san Lorenzo e l’Esquilino, zone tue e di tantissimi altri che si muovono leggermente e senza ingombro. Se fossi stata in vita saresti stata anche tu col pennello in mano a disegnare quella striscia piccola ma significativa, che oggi sta per diventare un’infrastruttura ufficiale, anche se un po’ troppo pesante, direi pletorica, e non in linea con la nostra semplicità nell’andare. Ma pazienza, è un inizio che speriamo tutti possa sturare il cesso intasato della mentalità romana. Non è che ci facciamo molto affidamento, eh, ma ti assicuro che ce l’abbiamo messa tutta, e stiamo continuando a farlo. Vedremo.

A me è persino capitato, per un breve periodo, di avere la possibilità di intervenire direttamente sulle azioni amministrative. Mi conosci e conosci la mia tigna ma non ce l’ho fatta. Non del tutto.
Ho parlato a lungo con i progettisti e ci siamo capiti; a volte basta un po’ di dialogo, meglio se supportato da una ufficialità che renda riconoscibile il diritto a parlare dell’interlocutore. Noi siamo anarchici e lo capiamo con difficoltà -una ragione è di per sé stessa autoesplicativa- ma tant’è, le cose vanno così. E non c’è nessun peso nell’affrontare anche questa rogna, visto il bene superiore per la collettività che ne potrebbe derivare.
Insomma, per la prima volta Roma avrà una -piccola ma significativa- infrastruttura che per una volta è stata indicata dall’effettiva utenza, e non dal tentativo di non perdere fondi europei e fare pistarelle ad mentula canis. 

Naturalmente siamo tutti coscienti che l’impegno profuso è stato eccessivo per arrivare a questo punto, ma di certo non demordiamo. Infatti recentemente abbiamo -per la seconda volta- indicato il successivo punto su cui intervenire, a san Lorenzo di fronte a quei locali che tu non hai mai visto, l’ex Dogana.

Anche se il tuo tempo è finito e forse sei passata in una dimensione atemporale, o forse sei semplicemente scomparsa da questo e da ogni universo, il nostro tempo ancora no, non è finito. Continuiamo a fare tutto ciò che serve per sbloccare questo incantesimo maligno che grava come una cappa su Roma. Per ora siamo riusciti a fare quello che ti ho scritto, e ti chiedo scusa se è troppo poco. Possiamo migliorare. Ciao.

One thought on “Lettera a un’amica che non c’è più

  1. Caro Paolo, mi permetti di sussurrarti la cosa diversa che, anche a Roma, ha l’Anarchico?
    Adora la Dignità sua personale e vorrebbe che tutti i membri della famiglia umana fossero sulla stessa onda. L’opera della istituzione realizzata a Santa Bibiana, vista dall’Anarchico, è un calpestare i diritti e la Dignità dei ciclisti (rispondeva benissimo, a lui, l’opera “popolare” del 1° o 2 aprile 2015) ed è il rubare il 50×100 dei diritti e Dignità dei pedoni la goccia che fa traboccare il suo bicchiere. Ma quello che proprio lo sprona ad agire anarchicamente è riscontrare quella istituzione romana sottomettessa (o sindrome di Stoccolma?) alla “mobilità veicoli privati” come se fosse cosa Palazzinara. Un abbraccio.

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